l’Abbazia del Goleto è progetto del mese sul ‘Giornale dell’Architettura’

copertina Gd'A ott.09

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Il Giornale dell’Architettura / Allemandi Editore  Anno 8  n.77  Ottobre 2009 _ _ _ Il progetto del mese / Restauro dell’Abbazia del Goleto in Irpinia

Un luogo di spiritualità ritrovato, nel cuore dell’Irpinia ferito dal terremoto del 1980 _ _ _ di  Diego Lama

L’abbazia del Goleto si trova in Alta Irpinia, alle sorgenti dell’Ofanto, in un territorio da sempre attraversato da transumanze, pellegrinaggi, scambi commerciali tra il Tirreno e l’Adriatico, tra l’antica Picentia, avamposto degli Etruschi, e il santuario longobardo dell’Arcangelo Michele nel golfo di Manfredonia. La zona del Goleto però è anche una «terra inquieta»: dal 1694 al 1980 sono stati più di sette i terremoti distruttivi che hanno lacerato la regione. Uno dei più devastanti fu proprio l’ultimo, quello del 23 novembre, al quale seguì la ricostruzione. Ricostruzione che – in alcuni casi, forse per la fretta, forse per la voglia di speculare, per la cattiva gestione, per il desiderio di sperimentare degli architetti – si trasformò in un nuovo atto di devastazione. In quegli anni sembrò che amministratori, politici, architetti provassero vergogna nei confronti delle macerie crollate in strada e perciò, invece di ridare loro dignità, si preferì far piazza pulita, cancellare: ricostruire. Fortuna volle che gli abitanti, inseguendo il miraggio della villetta autonoma, abbandonarono i centri storici, preservandoli intatti fino a oggi.

L’abbazia del Goleto rientra a pieno titolo in questo gruppo di luoghi ritrovati, da restituire alla loro antica dignità. La sua storia è ricca. Potremmo farla risalire al 1132, quando il giovane eremita Guglielmo da Vercelli (poi santo patrono dell’Irpinia), per ultimare la visita dei luoghi sacri del tempo, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e a Roma, diretto in Terra Santa, fu costretto a passare dall’Irpinia, dove si fermò. Dal Goleto non riuscì più a ripartire. Qui, nella sua «terra santa» fondò, sui resti di un monumento funerario di un nobile romano, un importante monastero, tra i primi a essere concepito come doppio, sia femminile che maschile. Il convento femminile – che accoglieva ragazze provenienti dalle famiglie più illustri del Regno di Napoli – fu più prestigioso di quello maschile. Sotto la guida di celebri badesse come Febronia, Agnese e Scolastica la comunità si arricchì di terreni e opere d’arte. Il culmine dello splendore artistico del Goleto si ebbe con la costruzione della cappella di San Luca – dove fu collocato l’avambraccio dell’evangelista – gioiello architettonico medievale al quale lavorarono le maestranze di Federico II di Svevia. Nel corso dei secoli molti furono i terremoti e le distruzioni, e molte le ricostruzioni. Abbandonata nel 1807, trafugati portali e pietre, crollati i tetti e le mura, l’abbazia del Goleto fu riscoperta nel 1973 da padre Lucio De Marino che per primo si batté per il recupero materiale e spirituale del Goleto. Dopo il terremoto del 1980 intervenne la facoltà di Architettura di Firenze che consolidò la cappella di San Luca. I lavori continuarono con incarico affidato a Carmine Gambardella, il quale ricostruì l’ex convento maschile, lo scalone di accesso alla chiesa del Vaccaro e buona parte dei casali. Dal 1990 i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas abitano nuovamente il monastero dopo secoli di silenzio. 

Il Progetto integrato abbazia del Goleto è partito nel 2004, co-finanziato dal Por Campania 2000-2006. L’Accordo di programma tra Soprintendenza, Comune e Arcidiocesi, con la progettazione e la direzione lavori di Angelo Verderosa, ha mirato a realizzare il completamento-ricostruzione del primo livello del monastero (abitato dai monaci) e a rendere funzionale l’abbazia, recuperando inoltre l’invaso spaziale di accesso e realizzando un punto ristoro. Il monastero oggi ospita 20 posti letto e potrebbe diventare il nucleo di un sistema turistico – anche religioso – dell’Alta Irpinia.

Verderosa – che porta avanti da tempo un lavoro paziente in un territorio difficile, per valorizzare il contesto in cui vive – ci racconta che ha lavorato senza un progetto definito in partenza: «Molte cose sono nate in cantiere dialogando quotidianamente con le maestranze. Gli unici criteri adottati sono stati la sobrietà delle forme, l’utilizzo di materiali locali e la volontà di sfruttare al massimo le potenzialità strutturali, economizzando sui trasporti». I materiali edili sono quelli della tradizione: pietra irpina lavorata da artigiani di Fontanarosa e Bisaccia e legno di castagno dei boschi di Montella. Le macerie lasciate dai precedenti terremoti sono state tritovagliate e trasformate in una bella malta che è stata poi utilizzata, e messa in evidenza, nelle murature e nei pavimenti in cocciopesto. «In cantiere non è arrivato mai un camion di sabbia dall’esterno», ci racconta il progettista mostrandoci la malta nella quale si scorgono frammenti millenari di antiche pietre e coppi -diversamente inutilizzabili- salvati dalla discarica. Con un positivo risvolto anche sul fronte dei costi: appena 800 euro/mq per tutti gli interventi.

Sul posto si ha la sensazione che il restauro dell’abbazia del Goleto abbia dato vita a un cantiere complesso e intenso, quasi mistico. Nel Goleto non è stato semplicemente attivato un gesto costruttivo, un fatto edilizio: è stato innescato un processo rigenerativo di un luogo, di una collettività, di un paesaggio.

Sono tante le immagini che Verderosa ci descrive. Una delle più belle è quella relativa alla costruzione di ogni copertura (strutture reversibili e smontabili, come le pavimentazioni flottanti degli spazi adibiti a funzioni espositive e museali): a fine lavoro, concluso ciascun tetto, sono stati organizzati in cantiere altrettanti banchetti dove operai, frati, tecnici, compaesani hanno fatto festa, così come avveniva un tempo, non solo in Irpinia.  

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Il Giornale dell’Architettura on_line

Profilo di Angelo Verderosa sul Giornale dell’Architettura

L’Abbazia del Goleto sul Blog  verderosa.wordpress https://verderosa.wordpress.com/?s=goleto

Le foto dell’Abbazia del Goleto su Flikr  http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/

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Completamento, restauro e adeguamento dell’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino). Numeri e nomi del progetto.

Progettazione e direzione lavori: Angelo Verderosa

Gruppo di lavoro: consulente strutture e consolidamenti, Giacomo Tempesta con Michele Giammarino, Giacomo Mauriello, Antonio Sullo; impianti, Fabio Gramaglia; contabilità, Pasquale Lodise; geologia, Rocco Rafaniello, rilievi, Diego Guarino con Amabile Iannaccone; comunicazione, Angelo Cataldo; sicurezza, Tobia Raffone; piazzale d’ingresso e punto ristoro: Giovanni Maggino e Franco Archidiacono con Accanto srl

Committenti: Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi (ente attuatore), mons. Salvatore Nunnari (arcivescovo), Comune di Sant’Angelo dei Lombardi (ente beneficiario finale), Antonio Petito (sindaco)

Responsabile del procedimento: Luigi D’Angelis, U.t.d. arcidiocesi Sant’Angelo dei Lombardi; Ente finanziatore: Por Campania 2000-2006, Asse II – Misura 2.1, azione A, Progetto integrato Valle Ofanto – Itinerario culturale – Provincia di Avellino; Soprintendenze: Bappsae di Salerno e Avellino (Francesco Prosperetti, Vito De Nicola); Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento (Giuliana Tocco, Gabriella Colucci Pescatore)

Localizzazione: Contrada San Guglielmo, località Goleto in Sant’Angelo dei Lombardi (Av)

Cronologia: progetto esecutivo 2004, realizzazione 2005-2008

Dati dimensionali: area d’intervento mq. 10.350; superfici nette recuperate, mq. 944; superfici nette riadeguate, mq. 1.280; Importo complessivo: 2.283.528 euro di cui 1.782.405 euro per lavori; Costi parametrici: per superfici nette consolidate e restaurate 800 euro/mq;  

Foto: Lucilla Nitto, Angelo Verderosa; Web: www.goleto.it, www.verderosa.it.

Imprese. Consorzio Cooperative Produzione e Lavoro (Forlì); restauri e opere edili: Cocerest, San Nicola La Strada (Ce); impianti: Cems, Nola (Na); restauri artistici: Hera, Moiano (Bn); direttore di cantiere, Paolo Sticchi.

Materiali e aziende. Strutture in legno, coperture e lattonerie: Sistema Tetto srl, Chiusano di San Domenico (Av); infissi e lavorazioni in ferro: Sergio Di Dio, Montella (Av); opere a verde: Stefano Abruzzese, Grottaminarda (Av).

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