ABBAZIA del GOLETO

scala dall'alto okABBAZIA del GOLETO – Completamento dei restauri 2003-2008 , a cura di Angelo Verderosa

I testi che seguono, tradotti anche in inglese, tedesco e francese, accompagnati da foto e disegni, sono riportati sui pannelli informativi e didattici esposti nel porticato dell’ex-convento femminile dell’Abbazia.

selezione foto http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/

1.    Il LUOGO _ inquadramento geografico ambientale

 Già dal Paleolitico l’area del Goleto è stata interessata dalla presenza dell’uomo, poiché la sua collocazione geografica, varco della catena appenninica dei monti Picentini, ne ha fatto una tappa obbligata per il passaggio più breve tra i due mari, il Tirreno e l’Adriatico.  

Il Goleto è alle sorgenti dell’Ofanto, luogo di ristoro, ricco di acque, perennemente attraversato da transumanze, pellegrinaggi  e scambi commerciali tra l’antica Picentia, avamposto meridionale degli Etruschi (golfo di Salerno, Paestum) e il Santuario dell’Arcangelo Michele, santuario nazionale dei Longobardi (golfo di Manfredonia, Gargano).

 2.   La STORIA _ dal mausoleo di Marcus Paccius Marcellus alla torre Febronia

L’insediamento di tribù sannitiche intorno alle valli dei Fiumi Ofanto, Sele e Calore, contribuì a definire l’identità del territorio altirpino che prese il nome dalla tribù eponima degli HIRPINI, traendo l’etimo dal sannita hirpus “lupo”.

La località Goleto, nell’attuale territorio di Sant’Angelo dei Lombardi, ha coinciso fino a tutto il primo millennio d.C. con i resti del monumento sepolcrale che vi costruì MARCUS PACCIUS MARCELLUS della tribù Galeria, centurione della Legio Scitica.  

Nel 1152 la Badessa Febronia riutilizzò i resti del mausoleo sopraelevando una torre difensiva, “uno dei rari esempi di opere fortificate annesse a complessi religiosi”.

Il maestoso profilo della Torre è pienamente godibile dalla campagna a monte dell’Abbazia.

3.   La PRESENZA RELIGIOSA _ da S. Guglielmo a P. Lucio, ai Piccoli Fratelli

Agli inizi del XII secolo, il giovane eremita GUGLIELMO, originario di Vercelli, diretto in Terra Santa, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e Roma, si fermò in Irpinia, fondando prima Montevergine e poi il Goleto; quest’ultimo con ‘doppio monastero’, femminile e maschile; utilizzando il materiale di spoglio dell’insediamento di Marcus Paccius Marcellus. Guglielmo non raggiunse la Terra Santa, morì in Irpinia, al Goleto il 24 giugno 1142. Pio XII, nel 1942, lo proclamò patrono principale dell’Irpinia.

Soppressa nel 1807 l’Abbazia del Goleto fu riaperta nel 1973 da P.Lucio Maria De Marino; monaco verginiano, teneramente devoto della Vergine Maria, riportò con fede e tenacia l’attenzione sull’esigenza del recupero materiale e spirituale del Goleto.

Nel 1990 arrivarono al Goleto i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, ispirata a Charles De Foucauld.

4.   L’EPOCA delle MONACHE, 1135-1515 _ il culmine dello splendore artistico

Ruggiero di Monticchio donò a Guglielmo da Vercelli il vasto feudo del Goleto per avviare la costruzione di un monastero doppio: da un lato il convento femminile delle monache, molte delle quali provenivano dalle famiglie più illustri del Regno di Napoli,

dall’altro il convento maschile per i monaci dediti ad officiare la chiesa, assistere le religiose nel cammino spirituale, rappresentarle nelle controversie giudiziarie. 

Sotto la guida di celebri abbadesse – Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica –

la comunità crebbe e diventò famosa per la santità delle monache e il monastero si arricchì di terreni e di opere d’arte.

Il periodo d’oro abbraccia circa due secoli, poi dal 1348, anno della peste nera, la lenta inesorabile decadenza. Papa Giulio II, il 24 gennaio 1506, ne decretò la soppressione che, di fatto, avvenne con la morte dell’ultima abbadessa nel 1515.

Il culmine dello splendore artistico del Goleto fu raggiunto sotto il governo delle badesse Marina II e Scolastica con la costruzione della Cappella di San Luca, a cui lavorarono le maestranze di Federico II e nella quale fu collocata una reliquia insigne dell’evangelista.

 

5.   L’EPOCA dei MONACI, 1515-1807 _ terremoti e ricostruzioni del 1694 e 1732

Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci. Iniziò così una lenta ripresa, che ebbe un impulso determinante sotto il pontificato di papa Sisto V.  Il periodo migliore fu tra la metà del Seicento e la metà del Settecento; dopo i  terremoti distruttivi del 1694 e del 1732 vi fu il  restauro completo del monastero e la costruzione della chiesa grande, opera di Domenico Antonio Vaccaro.

Nel 1807 il sovrano di Napoli, Giuseppe Bonaparte, soppresse l’Abbazia. Il corpo di San Guglielmo fu traslato a Montevergine e le suppellettili del Goleto furono divise, mettendole all’asta, tra i paesi vicini.

6.   La CAPPELLA di SAN LUCA _ uno dei monumenti più preziosi dell’Italia Meridionale

Si raggiunge dallo scalone in pietra che ha come corrimano un lungo serpente con un pomo in bocca. Sul magnifico portale d’ingresso alcune incisioni ricordano che la chiesa fu fatta costruire dalle badesse per accogliere le spoglie di San Luca evangelista. È il gioiello dell’Abbazia.

Forme artistiche diverse, che riportano influenze gotiche, pugliesi, cistercensi, federiciane, irpino-sannitiche, danno vita ad una sobria e luminosa architettura facendo della Cappella di San Luca uno dei monumenti più preziosi dell’Italia Meridionale.

Emile BERTAUX (1879-1917), autore della monumentale “L’art dans l’Italie mèridionale” (Parigi 1904), fu il primo a stabilire un rapporto di continuità tra il federiciano CASTEL del MONTE (iniziato nel 1240) e la Chiesa Superiore o Cappella di San Luca, ultimata nel 1255,dell’Abbazia del Goleto; e tra questa e l’Hotel Dieu di REIMS in Francia, sottolineando la valenza artistica europea del complesso monastico del Goleto.   

7.   La CHIESA del VACCARO _ opera di Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745)

In seguito al terremoto distruttivo del 1732 fu incaricato il grande architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745), che la edificò tra il 1735 e il 1745.

Oggi si presenta a cielo aperto, con le murature perimetrali restaurate (consolidamento 1990, restauro degli stucchi vaccariani 2007),  priva delle coperture e degli archi di imposta della cupola (quest’ultimi presenti fino al terremoto del 1980). La pianta è a croce greca, allungata verso l’altare, sormontata -in origine- da una cupola centrale.

Ai lati della grande chiesa, negli ambienti originariamente destinati a sacrestia, cappella del Santissimo Sacramento e cucine, sono state riproposte coperture e pavimentazioni (lavori 2005-2008) per attrezzare sale e percorsi museali.

8.   FINO al TERREMOTO del 1980 _ due secoli di abbandono, fino all’arrivo di P.Lucio

Dal 1807 al 1973 il monastero restò abbandonato. Furono trafugati portali e pietre;  tetti e mura crollarono, i rovi diventarono padroni incontrastati insieme ad animali di ogni tipo. Solo i ‘casali’ continuarono a vivere ospitando famiglie contadine e stalle per animali. Nel 1973 arrivò al Goleto P.Lucio M. De Marino, monaco verginiano.

L’Abbazia del Goleto ha condiviso le difficili sorti di tanti piccoli centri abitati in una terra appenninica e ballerina. Danni notevoli al complesso abbaziale sono testimoniati a seguito dei terremoti distruttivi dell’8 settembre 1694 e del 29 novembre 1732; e poi del 29 gennaio 1733 ( terremoto di Calabritto) e del 12 giugno 1794 (con epicentro Ariano); e poi ancora del 9 aprile 1853 e del 25 gennaio 1893 ( che colpì particolarmente la Lucania).

Fino al terribile terremoto del 23 novembre 1980 che, nonostante l’immane tragedia, ha avuto il merito di riportare l’attenzione su un bene monumentale di primaria importanza, dando vita ad un lungo processo di recupero e di valorizzazione, in buona parte concluso quasi 30 anni dopo.

9.   I  RESTAURI fino al 1992 _ dai primi lavori del 1975 ai primi restauri post terremoto

Dopo la soppressione dell’Abbazia nel 1807 iniziò un periodo di spoglio dei beni e di abbandono. Nel 1832 si provò a riaprire il monastero. Nel 1903 l’Arcivescovo Tomasi fece ricostruire alcune stanze per l’alloggio del cappellano, distrutte poi da un incendio nel 1918.  Negli anni settanta, con l’arrivo di P. Lucio furono interessati molti enti pubblici, il Ministero della P.I., la Cassa per il Mezzogiorno, il Provveditorato alle OO.PP., la Soprintendenza ai Monu­menti della Campania, gli ufffici regionali. Nel 1975, sventato un progetto per attrezzature sportive,  si avviò un primo lotto di lavori, ben documentati nei manoscritti e nelle foto di P.Lucio (ricostruzione della foresteria adiacente alla cappella di S. Luca, ricostruzione del piano terra del convento femminile, copertura in cemento armato della cappella di S.Luca).

Dopo il terremoto del 1980, per il consolidamento statico della cappella di S.Luca,  intervenne la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze col preside, Prof. Salvatore Di Pasquale.

Successivamente, fino al 1992 ca., i lavori furono portati avanti dalla Soprintendenza di Avellino e Salerno con incarico affidato dal dirigente Arch. Mario De Cunzo all’Arch. Carmine Gambardella (ricostruzione dell’ex convento maschile, sistemazione dello scalone di accesso – pavimentazioni e ruderi della Chiesa del Vaccaro, sistemazione  a terrazzo del secondo livello dell’ex convento femminile, ricostruzione parziale dei Casali, pavimentazioni varie in pietrame, sistemazione a giardino del chiostro femminile, sistemazione del viale di accesso).

 10.   I RESTAURI recenti _ il completamento dei restauri e il premio IntraLuoghi

Il Progetto Integrato ABBAZIA del GOLETO è stato realizzato dal 2005 al 2008 co-finanziato dal POR Campania 2000-2006.  Sui millenari luoghi dell’ex cittadella monastica, l’accordo di programma tra Soprintendenza, Comune e Arcidiocesi –attraverso la progettazione e la direzione dei lavori dell’Arch. Angelo Verderosa-, ha mirato a connettere azioni sia di tipo pubblico che privato, con l’obiettivo di riqualificare e attrezzare per una fruizione multi-culturale luoghi che versavano in stato di abbandono.  Completamento, restauro e adeguamento funzionale dell’Abbazia, recupero dell’invaso spaziale antistante, wine bar: tematiche e scale progettuali diverse: restauro, arredo urbano, architettura d’interni, comunicazione integrata; nuovi segni di Architettura interpretano un luogo di stratificazione millenaria e ancora oggi in perenne trasformazione.

Il progetto di completamento ha ricevuto, nel dicembre 2007, il Premio nazionale di architettura  INTRALUOGHI.   www.verderosa.it

 

11.   I RESTAURI recenti _ PUNTI RIQUALIFICATI

Torre Febronia _ già mausoleo di Marcus Paccius Marcellus poi ristrutturata dalla badessa Febronia nel 1152 quale ultimo rifugio per scampare ai barbari longobardi… si accedeva con una passerella o scala rimovibile per potersi difendere… si è realizzato una scala-passerella in zincato, leggera, aerea, al di fuori delle Mura di cinta in modo da poter godere della campagna.

Museo _ ai lati della grande chiesa settecentesca del Vaccaro gli spazi che erano destinati a sacrestia e cappella del Santissimo, grazie alla testimonianza dei fori lasciati dalle vecchie travi di copertura, sono stati ricoperti con una struttura in lamellare e acciaio, all’occorrenza reversibile; nuovi spazi vengono riabitati dopo 200 anni con l’intento di farne un luogo di eventi, di cultura, di silenzio.

Casale _ la stalla dell’abbazia nascondeva sotto le croste di intonaco una scala in pietra del tipo a profferlo ed un arco ribassato, entrambi di fattura secentesca; la scala in pietra è stata protetta con un nastro in lamiera di acciaio naturale, lasciato a vista; i reperti ritrovati durante scavi e spicconature sono stati esposti al lato della scala.

Piazzale _ memoria dei bianchi assolati spazi rurali dove si svolgevano le fiere del bestiame; la ghiaia calcarea si è rimaterializzata con i cubetti lapidei di Bisaccia, lastre e basoli di Fontanarosa, ciottoli dell’Ofanto; tigli –amati e introdotti in Irpinia dai Longobardi- sul margine sud, a valle; canale in pietra e giochi d’acqua che recuperano per caduta naturale le sorgenti dell’Abbazia ritrovate a monte.

Wine bar _ un gruppo di ragazzi della contrada si unisce per trasformare un fienile abbandonato e cadente in un wine-bar; amano i mattoni a vista e il cocciopesto per pavimento; dal timpano del fienile, seduti ai tavoli, si vede il timpano del Convento dell’Abbazia.

Comunicazione _   San Guglielmo arrivò al Goleto nel 1133, vi è stato sepolto, ha dato il nome alla contrada ed è protettore dell’Irpinia; si festeggia il 25 giugno e la sua statua lignea viene portata a spalla, in processione, per l’intera contrada; il suo profilo è divenuto “logo” del programma di comunicazione integrato  /orientamento/arredo/stampa/web_           

Materiali _ pietra irpina lavorata dagli artigiani di Fontanarosa e di Bisaccia, legno massello di castagno proveniente dai boschi di Montella, pietre e ciottoli e cocci recuperati dalle macerie, reimpiegati e/o macinati per farne malte e pavimentazioni di cocciopesto

            Materiali e opere sintesi tra storia, ambiente e cultura locale; con l’obiettivo di restituire valore all’architettura, senza essere prigionieri della memoria, innestando il nuovo sul vecchio come si fa con le viti di aglianico, per vivere e comunicare luoghi imperituri, capaci di produrre identità.

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Angelo Verderosa porta da tempo avanti un lavoro paziente in un territorio difficile, volto alla valorizzazione e alla promozione del contesto altirpino in cui abita.  Nel 2005 ha pubblicato “Il recupero dell’architettura e del paesaggio in Irpinia – Manuale delle tecniche di intervento”, De Angelis Editore, Avellino 2005.

<<… Si intrecciano in questa esperienza la questione ambientale e quella paesaggistica, la questione ecologica e quella energetica, la questione sismica e quella delle tecniche coerenti con i luoghi e la cultura di ogni area, l’attenzione al costruito ed agli spazi “non costruiti” che ne sono l’essenza.  Su ciascuno di questi temi le riflessioni condotte sono testimonianza di pratica, legami tra teoria e prassi, e nello stesso tempo stimoli ad approfondimenti (dalla Prefazione di Massimo Pica Ciamarra).

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TESTIMONIANZE

… << il Goleto è un luogo di “accoglienza del profondo”; … le pietre parlano se le sai ascoltare per poi “restaurare” il mistero che vi è racchiuso dentro, come in un’urna;

… bisogna restaurare primariamente il Silenzio che c’è dentro le rovine, le ferite architettoniche: questo il punto chiave per un giudizio sulla qualità dell’opera in corso; restaurare con amore l’immateriale, il mistero, la cui radice greca è appunto “silenzio”.

Non posso scassinare la parola di Dio ma posso mettermi umilmente in un percorso di ascolto. … Più che apparire forse bisogna “Esserci”; essere ogni giorno umilmente sul cantiere, discutere di piccole cose che fanno le grandi cose, un modo di Essere … >>

Fratel Wilfrid Krieger della Comunità Jesus Caritas in un’intervista di Eduardo Alamaro su PresS/Tletter n°17_2007

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 << Grazie ai recenti interventi l’Abbazia del Goleto testimonia meravigliose stratificazioni, la capacità del contemporaneo di innestarsi sull’antico e dell’antico di trarre alimento dal contemporaneo. I colti intrecci di geometrie, materiali ed esperte tecnologie; l’uso della luce naturale prima che di quella artificiale; la sapienza delle trame di finitura; la capacità di sviluppare un racconto non solo di natura fisica o spaziale: tutto conduce all’autentica sorpresa offerta da un insieme complesso, un incredibile gioco di memorie, contaminazioni, ripensamenti ed azioni schiettamente contemporanee, immerso in un paesaggio straordinario. Nello stesso tempo il tutto esprime serenità e profonda religiosità, in ogni accezione del termine >>

Massimo Pica Ciamarra, visita al Goleto, 26 giugno 2009

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traduzioni 

inglese _ Maria Matilde Cassano

tedesco _ Maria Elena Belli

francese _ Lina Cassano

foto _ Lucilla Nitto – Angelo Verderosa

disegni _ studio Verderosa – Accanto srl

 

 

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