Progetto Integrato ABBAZIA del GOLETO

 

 

 

…il Goleto è un luogo di “accoglienza del profondo”; … le pietre parlano se le sai ascoltare per poi “restaurare” il mistero che vi è racchiuso dentro, come in un’urna; … bisogna restaurare primariamente il Silenzio che c’è dentro le rovine, le ferite architettoniche: questo il punto chiave per un giudizio sulla qualità dell’opera in corso; restaurare con amore l’immateriale, il mistero, la cui radice greca è appunto “silenzio”.Non posso scassinare la parola di Dio ma posso mettermi umilmente in un percorso di ascolto. … Più che apparire forse bisogna “Esserci”; essere ogni giorno umilmente sul cantiere, discutere di piccole cose che fanno le grandi cose, un modo di Essere….   Fratel Wilfrid Krieger in un intervista di Eduardo Alamaro su PresS/Tletter n°17_2007

Il Progetto Integrato “ABBAZIA del GOLETO è stato realizzato nell’ultimo triennio in ALTA IRPINIA, entroterra appenninico campano, co-finanziato da diverse “misure” del POR Campania 2000-2006.  Sui millenari luoghi dell’ex cittadella monastica , l’intervento ha mirato a connettere azioni sia di tipo pubblico che privato, con l’obiettivo di riqualificare e attrezzare per una fruizione multi-culturale luoghi che versavano in stato di abbandono e degrado.  Completamento, restauro e adeguamento funzionale dell’Abbazia, recupero dell’invaso spaziale antistante, Wine bar: tematiche e scale progettuali diverse: restauro, arredo urbano, architettura d’interni, comunicazione integrata; nuovi segni di Architettura interpretano un luogo di stratificazione millenaria e ancora oggi in perenne trasformazione.   

Già dal Paleolitico l’area del Goleto è stata interessata dalla presenza dell’uomo, poiché la sua collocazione geografica, varco della catena appenninica dei monti Picentini, ne ha fatto una tappa obbligata per il passaggio più breve tra i due mari, il Tirreno e l’Adriatico. Luogo di ristoro, ricco di acque, perennemente attraversato da transumanze e pellegrinaggi  tra l’antica Picentia -golfo di Salerno- e il Gargano o la Terra Santa.                 

L’insediamento di tribù sannitiche intorno alle valli dei Fiumi Ofanto, Sele e Calore, contribuì a definire l’identità di questo territorio che prese il nome dalla tribù eponima degli HIRPINI, traendo l’etnico dal sannita hirpus “lupo”. La località Goleto, nell’attuale territorio di Sant’Angelo dei Lombardi, ha coinciso fino a tutto il primo millennio d.C. con i resti del monumento sepolcrale che vi costruì MARCUS PACCIUS MARCELLUS della tribù Galeria, centurione della Legio Scitica.  

Agli inizi del XII secolo, l’eremita GUGLIELMO, originario di Vercelli, dopo il pellegrinaggio a Santiago di Compostela, diretto in Terra Santa, si fermò in Irpinia, fondando prima Montevergine e poi il Goleto, con DOPPIO MONASTERO femminile e maschile, utilizzando il materiale di spoglio dell’insediamento di Marco Paccio Marcello.  San Guglielmo, oggi Patrono dell’Irpinia, morì al Goleto il 24 giugno 1142.

Emile BERTAUX (1879-1917), autore della monumentale “L’art dans l’Italie mèridionale” (Parigi 1904), fu il primo a stabilire un rapporto di continuità tra il federiciano CASTEL del MONTE (iniziato nel 1240) e l’Abbazia del Goleto (Chiesa Superiore ultimata nel 1250); e tra questi e l’Hotel Dieu di Reims in Francia, sottolineando la valenza artistica europea del complesso monastico del Goleto.  

Nel 1506 Giulio II sancì la definitiva soppressione dell’abbazia femminile del Goleto. I terremoti del 1694 e del 1732 causarono notevoli danni all’impianto del doppio monastero.  Nel 1735 fu incaricato Domenico Antonio VACCARO per una nuova e imponente chiesa. Nel 1807 Giuseppe Bonaparte soppresse le congregazioni religiose confiscandone i beni; finì così l’Abbazia, spogliata e abbandonata, luogo di ruderi e di pascolo, fino all’arrivo, nel 1975, di un’altro eremita, P.LUCIO MARIA De MARINO. Il terremoto del 1980, pur arrecando gravi danni strutturali, ha fatto riscoprire l’Abbazia e riavviato una serie di interventi di recupero e valorizzazione. Parte dell’Abbazia è abitata dai piccoli fratelli della Comunità Jesus Caritas fondata da CHARLES De FOUCAULD; è un luogo di SILENZIO, di culto e di esercizi spirituali. www.goleto.it  

 

Il Progetto Integrato attuato al Goleto ha coinvolto e reinterpretato numerose parti del complesso monastico e degli spazi rurali correlati, stabilendo un dialogo con il luogo, creando nuovi spazi, nuovi suggestioni, nuovi percorsi, nuove visioni, nuovi luoghi.
I nuovi manufatti realizzati (murature, solai, coperture, scale, pavimentazioni, arredi), tutti di natura artigianale, disegnati e lavorati in cantiere, con materiali del luogo, con le malte derivate dalla frantumazione dei ciottoli e dei cocci ritrovati, si integrano con il territorio altirpino, reintrepretandone la natura e la storia in un nuovo scenario contemporaneo.

Torre Febronia            già mausoleo di Marcus Paccius Marcellus poi ristrutturata dalla badessa Febronia nel 1152 quale ultimo rifugio per scampare ai barbari longobardi… si accedeva con una passerella o scala rimovibile per potersi difendere… si è realizzato una scala-passerella in zincato, leggera, aerea, al di fuori delle Mura di cinta in modo da poter godere della campagna.

Museo            ai lati della grande chiesa settecentesca del Vaccaro gli spazi che erano destinati a sacrestia e cappella del Santissimo, grazie alla testimonianza dei fori lasciati dalle vecchie travi di copertura, sono stati ricoperti con una struttura in lamellare e acciaio, all’occorrenza reversibile; nuovi spazi vengono riabitati dopo 200 anni con l’intento di farne un luogo di eventi, di cultura, di silenzio.

Casale             la stalla dell’abbazia nascondeva sotto le croste di intonaco una scala in pietra del tipo a profferlo ed un arco ribassato, entrambi di fattura secentesca; la scala in pietra è stata protetta con un nastro in lamiera di acciaio naturale, lasciato a vista; i reperti ritrovati durante scavi e spicconature sono stati esposti al lato della scala.

Piazzale             memoria dei bianchi assolati spazi rurali dove si svolgevano le fiere del bestiame; la ghiaia calcarea si è rimaterializzata con i cubetti lapidei di Bisaccia, lastre e basoli di Fontanarosa, ciottoli dell’Ofanto; tigli –amati e introdotti in Irpinia dai Longobardi- sul margine sud, a valle; canale in pietra e giochi d’acqua che recuperano per caduta naturale le sorgenti dell’Abbazia ritrovate a monte.

Wine bar             un gruppo di ragazzi della contrada si unisce per trasformare un fienile abbandonato e cadente in un wine-bar; amano i mattoni a vista e il cocciopesto per pavimento; dal timpano del fienile, seduti ai tavoli, si vede il timpano del Convento dell’Abbazia. 

Comunicazione            San Guglielmo arrivò al Goleto nel 1133, vi è stato sepolto, ha dato il nome alla contrada ed è protettore dell’Irpinia; si festeggia il 25 giugno e la sua statua lignea viene portata a spalla, in processione, per l’intera contrada; il suo profilo è divenuto “logo” del programma di comunicazione integrato  /orientamento/arredo/stampa/web_            

Materiali             pietra irpina lavorata dagli artigiani di Fontanarosa e di Bisaccia, legno massello di castagno proveniente dai boschi di Montella, pietre e ciottoli e cocci recuperati dalle macerie, reimpiegati e/o macinati per farne malte e pavimentazioni di cocciopesto            Materiali e opere sintesi tra storia, ambiente e cultura locale; con l’obiettivo di restituire valore all’architettura, senza essere prigionieri della memoria, innestando il nuovo sul vecchio come si fa con le viti di aglianico, per vivere e comunicare luoghi imperituri, capaci di produrre identità.
 

 

 

 

 

 

 

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