ALAMARO, la C.P. e l’IRPINIA

Caro amico provvisorio, alti e bassirpini tutti, sei gentile, siete gentili con me. Ti sento, Vi sento partecipi. Vicini e lontani, come Nunzio Filogamo coi radioascoltatori, ai suoi tempi. E’ domenica sera, ho un po’ di tempo, e quindi rispondo con gran piacere «all’Arminio pensiero web» e ad altro ch’è rimasto in arretrato, sul mio rapporto con la “Comunità”.
Con una premessa, però. Da quando – per mia fortuna – non faccio più il docente (ma non

mi sento per questo “in quiescenza”, tutt’altro), mi sono ripromesso (e faccio, per quanto possibile) solo e soltanto le cose che mi fanno e danno piacere. E piaceri. Di tutti i generi e de-generi, soprattutto quelli di viaggio. Di viaggiatore in arte e in architettura, cosa che avrei sempre voluto fare. E che in effetti ho fatto, ma con gran fatica, perché dovevo pur sempre guadagnarmi la zuppa scolastica (ed il relativo agognato vitalizio). Tutto ciò nel modo meno indecente (ed indocente) possibile a Napoli, nella attuale scuola napoletana. Cosa non facile, credetemi!
E’ in quest’ottica di viaggiatore e di “curioso”, di annotatore e raccontatore – cioè di progettista (il progetto architettonico è un racconto collettivo, quando funziona e finziona) –; è in questa logica, dicevo, che son arrivato, o meglio ritornato, dopo tantissimi anni, in Irpinia. Meglio, in altairpinia. Galeotto fu un convegno di studi a Castelfranci, anni fa. Da questo discese biblicamente «l’Agnello di Dio», un fraticello di Pagani (Oddio, pagano!!) che mi condusse al convento di Folloni, ove sono stato poi ospite più volte. Sempre francescanamente e felicemente.

Da una costola di Castelfranci uscì successivamente anche l’architetto Verderosa, sempre sia lodato, mai lordato.

L’Angelo dell’Altairpinia architettonica mi guidò così nei luoghi del terremoto dell’ottanta. Ossia nella “ricostruzione post/sisma”, nelle nuove architetture di Lioni e Teora (e contorni & dintorni). Su queste scrissi qualche fugace nota e-mail per una rivista nazionale, non trascurabile del tutto. Resoconti di viaggi che hanno avuto un certo successo, tra gli amici architetti. Riaprendo così un po’ l’interesse critico verso (e non versus) queste zone dimenticate dell’architettura (fino al prossimo terremoto, Dio che ne scansi!)

Tutto ciò in attesa di un “mio” spazio di riflessione più ampio, che cercavo ed invocavo. Nonché di una chiave di lettura più corale. Di un lavoro di gruppo “nuovo”, di taglio ed approccio diverso, che volevo “leggero”, dis-armato. Religioso direi, se la parola non fosse tanto abusata (ed io non la forza, né la lucidità, per levare tutto il grigiore che su di essa s’è depositato, nel tempo delle convenzioni. Invocavo quindi nuova (e uova) creatività collettiva, che i mezzi tecnici veloci d’oggi favoriscono, poco sfruttati e sperimentati da noi.

Per questa via, un giorno non lontano, mi ritrovai, sempre con l’Angelo Verderosa, a Bisaccia; un luogo che percepii subito diverso, sfuggente, “strano”, non so perché. Infatti, pur avendo scritto subito molto, e con efficacia, nel mio computer, non inoltrai “il pezzo” redatto sulle due Bisacce, … sulla rottamazione dell’antico nucleo abitato devastato (ove in questi giorni è morto il taciturno Giuseppe), … sulla Chiesa nuova. Non parlai neanche dell’incontro col prete e con “il genio del luogo”, l’Arminio, appunto. Nonché di tutti gli interventi visivi urbani, pubblici, che mi vennero spontanei, sulla linea della frana d’Oriente e dormiente, … niente, niente . .. non fa niente. Recuperai poi successivamente, pubblicando parte di una lettera che avevo spedito privatamente e-mail ad Arminio: una mia “cosa” paradossale, ironica, irridente, pietosa … che forse sarà stata messa anche su questo blog. Non so, non saprei dire ora. Non tengo più il conto….

Ci siete ancora?, mi avete seguito fin qui, amici provvisori? Scusatemi, ma è necessaria questa premessa. E’ necessario per me scrivere le tappe del mio lungo percorso nell’interno (mio e della Campania). Renderlo pubblico e condividerlo con Voi. Anzi singolarmente con te, amico mio provvisorio! In tutti questi primi “incontri di viaggio altoirpino”, dicevo, ho trovato molta simpatia nei miei interlocutori, molta disponibilità, … tanto che avevo deciso, quest’estate, di prender casa, seconda casa, un “buen ritiro d’arte” (gli anni passano…) in altairpinia, qualche buona occasione, … ma proprio qui, su questa “prender casa” ho incominciato a capire, a sentire “a pelle”, sulla mia pelle (e sulle mie palle, alle quali sono ancora affezionato), che l’Irpinia e l’irpino son tosti, … che non son poi tanto disponibili, che son guardinghi, sospettosi, … che l’Irpinia è montana e Napoli e la costa son zone piane e non tanto simpatiche, … per non parlare dei napoletani… Insomma, nonostante avessi interessato amici del posto e “del mestiere”, non se n’è fatto niente, finora. La mia casa dell’altairpinia è rimasta una bella sensazione estiva. Anzi, meglio: una senza azione estiva!

E’stato poi l’incontro di Bisaccia, il primo dei “Provvisori”, a farmi capire meglio che per “uno di Napoli”, e segnatamente per me, Eduardo Alamaro, era difficile poter entrare nel comune sentire (e sentore) dell’alta Irpinia. Questione di naso, di odori, di puzze, di corpi, di di altezze geografiche e topografiche. Nulla di più, nulla di meno. Chi viene dalla costa è (o si sente, o è sentito ed audito) troppo “basso” e corto, mettiamola così.

L’incontro dei Provvisori – per come me ne aveva parlato Verderosa, che mi aveva invitato – lo pensavo tutto diverso da quello che poi in effetti è stato (ed io che ho fatto non poca vita politica e di movimento, nel passato, mi annoiai molto, … mi sembrò di tornare indietro nel tempo, in un tempo stupido e inutile, pieno di morti e di fantasmi, di tempo perso, per me). Non me l’ero immaginato certo un parlare da “cemento armato”, da sannita in armi (le forche caudine sono lontane…), ma lo immaginavo un incontro leggero, di taglio sciolto, seltz, nuova sartoria irpina, con molto racconto e racconti di bottega, con fabule del tipo: “gente raccontate le vostre cose, i vostri luoghi, i vostri cazzi che son anche i nostri, … progettiamo insieme, senza l’assillo della geometrica potenza della politica, bbr… che freddo in iiiirpinia!!!, …

… ed infatti così era iniziato quell’incontro di Bisaccia, quel pomeriggio bello e simpatico, … ricordo un intervento dell’Angelo color verde e rosa, … parlò dei bambini, dei suoi figli, della difficoltà per loro di stare in Irpinia, … tante piccole cose che fanno grandi cose e grandi case, … e poi ricordo l’ironia (mia), il non prendermi troppo suo serio, fare un battuta senza sentirsi per questo colpevolizzato … scherzare col fuoco, colle cose serie d’un tempo, ….

poi prevalse, al secondo giro, con l’ingresso dei “politici” e dei sanniti, quello che Armino chiama qui giustamente “il codice genetico di questa Terra”. Il codice di comportamento atavico dei guerrieri-pastori che tennero in scacco Roma per tanto tempo, costringendoli a ben tre lunghe guerre, sanguinosissime. Quei sanniti che avevamo una struttura difensiva sul territorio “a rete”, niente centri abitati ampi, … una cosa che persiste evidentemente nella memoria, che rende strutturalmente diverso un irpino, un sannita da “uno” della costa come me, costaiolo. Uno che vive da secoli di scambi, di viaggi, di mare, di imbrogli, di sfottò, di commedie, di maschere, di fabule, di meticciati, di comunità scomunitarie, di tarantelle (ma anche a Montemarano c’è una versione meravigliosa!!!) … non so se mi spiego, miei amici provvisori?

Insomma tutto questo per dire, per dirti, per domandarmi: ma io che c’entro in questo schema di guerrieri irpini?, in questa comunità? .. io sono un uomo di pace, uno “normale” a cui piace andare in altairpina, al Goleto, da viaggiatore dello Spirito, … e ciò solo e soltanto perché una domenica sera di quest’estate, per caso, mente suonavano giù il pianoforte, magnificamente, … me ne andai per quelle assolute architetture federiciane di sopra, nella chiesa illuminata … e lì incontrai San Guglielmo che mi disse: “ti aspettavamo da tanto tempo, tu sei un peccatore dell’architettura e dell’arte, uno che irridi, ma che cerchi … ma che, vedi, …ma sai..… ma .. ma sarò discreto sul resto, scusatemi, non posso andar oltre …

Con questo, cari amici provvisori, non voglio però lamentarmi per eventuali e prossime “battaglie che non ho mai combattuto” con Voi, per voi, con te, … non per giustificarmi, ma per essere chiari: io conosco bene le mie caratteristiche fisiche e mantali “di lotta” … ed il luogo della battaglia (e i compagni al fianco) me li scelgo da me, se me lo si consente, … sempre per qual principio di piacere (e di piacermi & com-piacermi) di cui dicevo all’inizio…. e qui non ho ancora capito di che battaglia si tratta, che battaglia si dovrà fare, se si deve fare… non è scattato in me il comune sentire, sento distanza, …. troppa, non so…

E io non vorrei, non volevo fare battaglie altoirpine, sono a disagio su questo terreno, …sono solo un viaggiatore che voleva prender casa e non l’ha trovata… vado quindi per un’altra via, …non so quale, si vedrà … ma il linguaggio di Arminio non mi appartiene, non mi interessa molto, non lo capisco, …sento certo più consonanza con Carla, con i suoi temi, … con “la quiescente” di Avellino (scherzo), una simpatica signora che ho visto anche a Napoli, nei giorni scorsi, alla presentazione di un bel libro (che ho acquistato e letto) di poesie della “sinistra erotica” (ed io, a s-proposito di erotismo e dintorni sinistrati e sinistrosi, dalla sinistra “nostra”, soprattutto estrema, l’ho sempre preso nel culo, da bravo compagno, credetemi!, e mi fa ancora male, … e non ho più l’età per babbo Natale), …
Posto ciò, non voglio farvi e farti perdere altro tempo prezioso, benché provvisorio, … e poi non so veramente, con questo atavico schema mentale di guerrieri in testa, come non si possa evitare di richiudersi nel “recinto irpino”, come fatalmente accadrà, mi pare di capire, nonostante le buone intenzioni di cui, com’è noto, è tappezzato l’inferno …

….. non lo so che dire, … certo dall’Irpinia è venuto il grande De Sanctis, … io l’ho amato, a suo tempo, …ma forse fu miscelato tra “osso e polpa”, perché educato a Napoli, da Basilio Puoti, non so, … forse dovremmo fare un ping pong mare-monti, osso-polpa, come intuì mia madre, che è morta nei giorni scorsi, quando eravamo ragazzi: un mese di mare, aluglio, ed ad agosto in montagna, ad Ariano Irpino. Perché l’aria di Ariano, l’aria dell’altairpinia fa bene. O meglio: faceva bene, allora, anni cinquanta – sessanta!

Saluti, non ho più tempo. Un bacio provvisorio, Eduardo Alamaro

pubblicato in : http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2007/12/11/sulle-%e2%80%9cmie-ragioni%e2%80%9d-e-ragionamenti-intorno-alla-comunita-provvisoria/

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