INTERVISTA su PresS/Tletter

PresS/Tletter n. 8- 2007 http://www.prestinenza.it/ http://presstletter.com/
IN EVIDENZA Ranellucci, De Seta, Verderosa, Nocerino, Janni, Paris, Valente, Gammella
Nella rubrica LETTURE D’AUTORE, a Diego Barbarelli risponde Angelo Verderosa (acc@nto)

LETTURE D’AUTORE a cura di Diego Barbarelli
Lo sguardo dell’architetto ci conduce alla lettura di un capolavoro di architettura (con passione e competenza). Le domande possono essere manomesse in qualsiasi modo.
Risponde: Angelo Verderosa (acc@nto).
Lo studio di quale opera è stato fondamentale nella sua formazione di architetto?
Mi sono iscritto alla facoltà di Architettura di Napoli nel settembre 1980; due mesi dopo, un terremoto di grande distruzione colpì l’Irpinia, la terra in cui abitavo. Fino alla data della mia laurea ho girovagato per i cantieri della ricostruzione post-sisma. Ai piani urbanistici avevano lavorato Giorgio Grassi e Agostino Renna (a Teora), Aldo Loris Rossi (a Bisaccia), Corrado Beguinot e Walter Bordini (a Conza della Campania), Salvatore Bisogni, Fabrizio Spirito e Italo Ferraro (a Lioni), Antonio Iannello e Nora Scirè (a S.Angelo dei Lombardi); a singole opere: Riccardo Dalisi (Lioni e Oliveto Citra), Paolo Portoghesi (Caposele), Carlo Aymonino (Avellino), Roberto Ballarini (Torella dei Lombardi), Massimo Pica Ciamarra (Borghi Medioevali della Terminio-Cervialto) e altri nomi noti e meno noti per tante altre opere che hanno segnato la mia formazione.

Per quali motivi ritiene importante il processo di ricostruzione irpino?
Girovagando ho imparato molto; a distanza di pochi chilometri si sperimentavano opposti modi di ricostruzione; in molti luoghi prevaleva la matita anziché la complessa orografia dei luoghi; ne sono conseguiti scavi immani e fondazioni su pali. In nome della “tendenza” si imponevano forme abitative estranee alla cultura locale, obbligando i contadini a trasferirsi dalle masserie ai condomini. In attuazione degli standard urbanistici e delle superfici abitative pro-capite si abbandonavano i bei centri storici in pietra a vantaggio di quartieri periferici in cemento. A fronte di piccoli centri rurali, in media 2.000 (duemila) abitanti, in un caso si è giunti ad approvare una città lineare sviluppata per 4 km. In Irpinia così come nel Belice e in Friuli si è persa un’occasione storica per fare architettura civile; tutto quanto realizzato non è nemmeno stato analizzato e dibattuto: una rimozione culturale. La ricostruzione attuata è stata figlia di una vecchia cultura, oggi tornata in voga, non solo in Campania, che pretende di risolvere le emergenze e le problematiche sociali ed urbanistiche con la matita dell’archistar di turno. Naturalmente in Irpinia ci sono stati anche tanti esempi positivi.

In quali caratteristiche del suo progettare ritiene l’abbiano influenzato?
Avendo colto le contraddizioni tra processo amministrativo e processo edilizio e tra disegno e luoghi, ho imparato soprattutto le cose da non fare. L’architettura rimane un servizio, necessita di uno scopo pubblico, di un luogo e di un cantiere: materiali, maestranze, vincoli, clima, suggestioni. Oggi l’architettura che viene proposta sui media è fatta di rendering avulsi dalla realtà specifica dei luoghi. Si vedono sempre più rendering e sempre meno immagini di opere realizzate conformi al progetto originario. Il cantiere rimane un lavoro nel lavoro e l’architetto non può delegarlo a terzi.

Un articolo o un libro o una rivista da suggerire a chi vuol approfondire lo studio delle opere post terremoto ‘80.
– Rischio sismico, paesaggio, architettura: l’Irpinia, contributi per un progetto; a cura di Donatella Mazzoleni e Marichela Sepe – CRdC A.M.R.A. – Napoli, 2005
– L’Italia Maltrattata; Francesco Erbani – Editori Laterza – Bari, 2003
– Il recupero dell’architettura e del paesaggio in Irpinia – Manuale delle tecniche di intervento; De Angelis Editore – Avellino, 2005 scaricabile on line da questo sito (area download) o da http://www.acca.it/ download da home page.

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