NOTE METODOLOGICHE

tratto da “Il recupero dell’architettura e del paesaggio in Irpinia – Manuale delle tecniche di intervento”, a cura di Angelo Verderosa

De Angelis Editore, Avellino 2005

 

Angelo Verderosa

Note metodologiche

Premessa

Il territorio dell’Irpinia è oramai, in gran parte, classificato come zona sismica di prima categoria.

Intervenire nei centri storici per il recupero degli edifici in muratura comporta a priori la necessità di una analisi strutturale volta ad indagare i “punti deboli” di ciascun edificio: fondazioni disomogenee, murature non ammorsate e con prevalenza di ciottoli, malte decoese, solai in legno marciti, travi di colmo precarie, travi spingenti, canne fumarie interne alle murature, aperture non allineate, tagli postumi, superfetazioni e sovraccarichi, ecc.  

Il progetto di recupero deve risolvere ovvero “migliorare” le debolezze individuate; i meccanismi di collasso, in fase sismica,  seguono le vie di minor resistenza ovvero amplificano le debolezze dell’edificio, a seconda del grado di intensità della scala Mercalli, fino a produrre lesioni e crolli; deve inoltre perseguire un completamento strutturale, una “ricostruzione” a regola d’arte mirata a risolvere le deficienze individuate nel rispetto del lessico architettonico e strutturale originale.

L’esperienza mostra che una costruzione muraria ben fatta, con ammorsature fra pareti ortogonali, tra queste e i solai, con tetti tirantati, non soggetta a gravi dissimmetrie, è in grado di resistere a forze orizzontali anche considerevoli; sono molti i centri storici, anche in Alta Irpinia (ad esempio Nusco, Bagnoli, Castelvetere) che sono stati colpiti da terremoti negli ultimi secoli e dove ancora ci sono fabbricati e interi comparti edilizi ben costruiti e quindi ben conservati.

Nell’Irpinia del dopo-terremoto si è, spesso, intervenuti con la sovrapposizione di lastre di cemento armato alle murature esistenti, con perforazioni ed armature di barre di acciaio, devastando gli assetti originari, compromettendo, irreparabilmente, quella simbiosi tra aspetti linguistici e aspetti meccanici: occultate le pietre, persi i rapporti tra pieni e vuoti, alterate le geometrie interne ed esterne; procedure invasive e pareti rigide capaci di resistere, forse, alle prime deformazioni ma pronte a scollarsi dalle murature nelle successive fasi sismiche.

Lo stesso si è fatto con i solai; aboliti quelli in legno, sono state realizzate solette di cemento armato che hanno appesantito l’organismo strutturale introducendo potenziali martellamenti ed eccessive rigidezze a cui le murature non sono in genere abituate.

In nome dell’adeguamento sismico si è sottratto agli abitanti il senso e il piacere dell’abitare in un organismo coerente, a contatto con i materiali naturali, la pietra delle murature, il legno dei solai e delle coperture.

Mancanza di cultura specifica del recupero in zona sismica e disposti della legge 219/81 hanno fatto sì che in Irpinia si recuperasse ben poco; i meccanismi economici legati ai contributi governativi premiavano la demolizione e ricostruzione anziché il recupero; ecco allora alcuni centri storici ricostruiti con il cemento armato ma con l’aspetto della muratura; eccone altri completamente abbandonati in favore di una villetta nei cosiddetti piani di zona.

I progetti di recupero finora condotti in Irpinia, di seguito documentati, dimostrano che con incrementi di costo di circa il 20% si riesce a recuperare anziché demolire e ricostruire in cemento armato; l’edilizia “minore” e “rurale”, spesso, non è oggetto di vincolo: anche attraverso i meccanismi economici bisogna convincere i privati a seguire la strada del recupero; è importante lavorare sui costi perché se i costi del recupero sono troppo alti vi è il rifiuto dell’intervento; bisogna individuare e saper comunicare i valori aggiunti legati a questo tipo di interventi: restituzione di una architettura e di una “immagine” storica, ri-utilizzo dei materiali provenienti da svellimento e tagli, utilizzo di materiali naturali ecologici: pietra, legno, cotto, da lasciare possibilmente a vista, impiego di manodopera locale tradizionale; significa anche mettere in moto meccanismi diffusi di addestramento delle maestranze oltre che di crescita economica e di plusvalenza territoriale.

Per contro, bisogna specificare che attraverso il cosiddetto “miglioramento” non si perviene a costruzioni perfettamente antisismiche; perfettamente antisismici però non lo sono nemmeno gli edifici ricostruiti finora in cemento armato: l’evoluzione normativa, la riclassificazione sismica, la recente Ordinanza 3274, ne sono una conferma …

L’obiettivo degli studi finora svolti in Irpinia, a partire dai Borghi della Terminio-Cervialto, e le esperienze di cantiere maturate, permettono di proseguire una ricerca, incanalata nel solco nazionale aperto da Antonino Giuffrè, volta ad eliminare le sorgenti di danno che si manifestano quando viene un terremoto e che provocano danni enormi nell’edilizia minore e rurale.

Intervenire ad esempio sulle carpenterie dei tetti, in sede preventiva o manutentiva, non rende la costruzione antisismica, però può ridurre danni e vittime in fase sismica.

Su questa strada, oltre che restituire un patrimonio storico, insito nella immagine e nella tecnica, alla collettività, si possono individuare una larga serie di interventi “pratici”, capaci di ridurre, forse anche in misura considerevole, l’entità dei danni connessi al sisma.

Le opportunità progettuali ed economiche offerte dalle misure connesse ai P.O.R. Campania permettono di salvaguardare “per tempo” il patrimonio scampato al disastro del 1980; permettono di sconfiggere, forse, la “fatalità”.

Disciplinare di intervento

Sono di seguito illustrati parte di quelle tecniche di “miglioramento” di cui in premessa; inoltre sono documentate significative esperienze di cantiere che hanno permesso di testare man mano quanto codificato fino alla attuale stesura delle schede operative, tradotte in disegni, soprattutto particolari costruttivi, voci di computo metrico, norme di capitolato, schede disciplinari.

Il “manuale” nasce come una sorta di disciplinare tecnico di cantiere, strumento contrattuale tra stazione appaltante e impresa, applicato dall’ufficio di direzione dei lavori.

Verificato e monitorato durante ogni fase costruttiva, lo stesso disciplinare è stato emendato, aggiornato e riappaltato; e questo più volte, dal 1998 ad oggi: il “manuale” contiene una versione “ultima”, avvertendo che già nei nuovi cantieri in corso (luglio 2005) si ripropongono ulteriori modifiche e affinamenti.

Nessuna pretesa di esaustività, quindi, ma processo completamente aperto agli input che derivano, in itinere, dai luoghi, dai singoli fabbricati, dagli utenti, dalle destinazioni d’uso, dai materiali reperibili, dalla capacità delle maestranze, dai fondi disponibili, dall’aggiornamento normativo.

Occorre intervenire con speciale e rinnovata passione, forte sensibilità ad ascoltare il luogo ed esperienza per inserirsi nei particolari contesti storici e naturalistici senza contaminarne il  “genius loci”; ogni nuovo intervento deve essere calibrato, essere riconoscibile come segno della nostra epoca,  inserirsi armonicamente senza apparire estraneo al luogo.

Non esistono regole fisse, nemmeno per le rimozioni o le aggiunte; in questo senso il “codice di pratica” è una contraddizione di termini: occorre valutare singolarmente ogni intervento, affermando  sempre la sicurezza statica e il rispetto dei luoghi, dell’habitat e dell’architettura.

In questo senso quanto segue è una “testimonianza” di esperienze che ha l’obiettivo di contribuire alla ricerca di una teoria ancorata alla pratica, capace di riunificare conservazione ed innovazione.

Consolidamento statico

            Il D.L.vo  22 gennaio 2004, n°42 – Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio -, all’art.29, definisce “… per restauro si intende l’intervento diretto sulla cosa volto a mantenere l’integrità materiale e ad assicurare la conservazione e la protezione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente il restauro comprende l’intervento di miglioramento strutturale”.

            Si prospettano, nel rispetto del citato D.L.vo, le seguenti tipologie di intervento strutturale, articolate in due macro-categorie:

            INTERVENTI sulle MURATURE: comprendono sia quelli sulle strutture verticali (in fondazione ed in elevazione) sia sulle strutture voltate; tra gli interventi compresi in questa categoria rientrano anche quelli di apposizione di tirantature in acciaio (catene e relativi capochiavi).

            Consolidamento di murature esistenti

            Consolidamento di volte ed archi

            Taglio di murature per messa in sicurezza e/o aperture vani

            Muratura di integrazione con l’utilizzo di conci di recupero listati con mattoni pieni

            Chiusura di vani impropri

            Esecuzione di architravi e piattabande

            Tirantature in acciaio per la sicurezza in fase sismica

            INTERVENTI sui SOLAI: in questa categoria sono inclusi gli interventi su tutti gli orizzontamenti (di calpestio, di sottotetto, di copertura); si prevedono in genere solai lignei anche in copertura.

            E’ utile ricordare le “Raccomandazioni relative agli interventi sul patrimonio monumentale a tipologia specialistica in zone sismiche”, emanate dal Comitato Nazionale per la Prevenzione del Patrimonio Culturale dal Rischio Sismico, giugno 1986: “l’obbiettivo degli interventi sul patrimonio monumentale, per quanto attiene alla sicurezza alle azioni sismiche, è assimilabile al miglioramento”.

            Gli interventi sono rivolti a sanare i difetti originari della costruzione, risolvendo gli effetti accumulati tra naturale degrado e danni provocati da azioni esterne e manomissioni, facendo in modo che le caratteristiche della costruzione, anche migliorate, rimangano della stessa natura di quelle originarie e che i miglioramenti strutturali presentino un lessico costruttivo coerente con quello originario.

            I sistemi fondazionali finora indagati nei centri di altura, dove vi è un unicum tra roccia e costruzione, benché variegati secondo le esigenze di adattamento proprie dei diversi corpi di fabbrica,  non presentano in genere problematiche strutturali rilevanti.

            La buona capacità tecnica dei costruttori originari, ad esempio a Castelvetere, é testimoniata dalla conservazione dei vari corpi di fabbrica e dalla loro resistenza offerta al sisma del 1980; questo non dovunque: la concatenazione tra azioni sismiche, erosione naturale dovuta ai frequenti cicli di gelo e disgelo (oltre che a neve, pioggia, vento, sole),  assenza di manutenzione, ha comunque provocato distacchi parietali, perdita di continuità della muratura, accelerazione di fenomeni di degrado.

Per intervenire occorre quindi esperienza sia nel campo del consolidamento in zona sismica che nel campo del restauro architettonico: gli interventi specifici per l’aumento della resistenza alle forze orizzontali vanno dalla effettuazione delle iniezioni di miscela cementizia, all’applicazione di catene o di tirantature, soprattutto orizzontali, all’inserimento di diatoni di legatura, di sottofondazioni, di cordoli sommitali, al rifacimento dei solai lignei, ecc.

Restauro architettonico

Ogni progetto di restauro, sulla scorta dei rilievi e della documentazione raccolta,  è stato rivolto alla ricomposizione volumetrica degli antichi manufatti e alla rifunzionalizzazione edilizia e impiantistica, a seconda delle destinazioni d’uso individuate dalla committenza.

            Negli interventi illustrati di seguito, metodologicamente, si è proceduto preventivamente alla esecuzione di rilievi topografici e architettonici, di indagini geologiche, di opportuni saggi murari e ripetuti sopralluoghi  al fine di accertare compiutamente lo stato dei luoghi.

            Le diverse fasi progettuali hanno approfondito le tematiche costruttive, la stima dei costi e la scrittura delle norme contrattuali; in cantiere, è stato opportuno ricordare che ogni struttura architettonica è sempre un sistema complesso, costituito da elementi e materiali diversi, in relazione tra loro in modo spesso inscindibile, seppure ognuno con una sua funzione differente: strutturale, funzionale o decorativa.

            E’ stato sempre valutato lo stato di consistenza degli elementi di finitura: paramenti esterni, cornicioni, scale e rampe, serramenti, decorazioni interne, pavimentazioni in funzione di un loro reintegro o riproposizione sia in analogia che per contrasto.

E’ stata sempre analizzata la realtà globale di ogni ambito di intervento, in considerazione dei sottili equilibri che nel tempo si sono creati con l’ambiente naturale e con quello antropizzato,  con la finalità di preservarne il valore complessivo e la testimonianza storica.

Le varianti progettuali in corso d’opera hanno dovuto tener conto dei ritrovamenti, a volte di interesse archeologico, e delle “sorprese”, spesso di natura strutturale, celate da intonaci e false murature non sempre indagabili in fase preventiva.

Criteri di stima economica

            La fase di stima economica dei costi è inscindibile dalle varie fasi progettuali e da essa dipende la garanzia di una esecuzione dei lavori e l’eliminazione del contenzioso con le impresa appaltatrici. Di norma si  procede con l’utilizzo di prezzi che, pur facendo riferimento al vigente Prezzario Lavori Pubblici della Regione Campania, tengano conto delle notevoli difficoltà di accesso alle aree, dei processi di cantierizzazione, della particolarità delle opere.

            Sono occorsi, ad esempio, nel caso di alcuni dei borghi della terminio-Cervialto, tipologie di ponteggio specifiche per le asperità orografiche insite nei luoghi e per la presenza di roccia acuminata e affiorante; sono stati possibili solo scavi a mano e spesso in roccia; fabbricati  spesso riempiti di masserizie abbandonate, legna da ardere e ciarpame: sono occorse rimozioni senza la possibilità di puntellamenti e conseguenti trasporti a spalla.   

            Sulla scorta delle esperienze finora condotte si è riscontrato un parametro economico di  circa 900 €./mq. per opere di consolidamento statico, restauro architettonico, adeguamento impiantistico e finiture; il costo parametrico è riferito ai soli lavori a base d’asta e rapportato alla sola superficie netta; a questo riguardo si consideri che il rapporto tra superficie netta e superficie lorda, nei fabbricati finora recuperati, è pari a 1:2

           

Unita’ funzionali e fasi di cantiere

La seguente sequenza descrittiva, utile quale orientamento cronologico per la consultazione delle schede di seguito illustrate,  si può ritenere esemplificativa per un comparto o un singolo fabbricato; si ritiene opportuno, per brevità, non riportare le fasi connesse all’impiantistica.

Installazione cantiere    

Preparazione area stoccaggio

Installazione gru

Montaggio ponteggi lungo il perimetro esterno

Rimozione di terriccio e macerie

Allestimento baraccamenti

Allestimento area stoccaggio

Consolidamento preventivo dei paramenti pericolanti

Piani terranei e livelli superiori 

Svuotamento e rimozione macerie da ambienti esistenti

Puntellamento archi, volte, solai

Spicconatura residui di intonaci, valutazione puntuale in loco

Consolidamento murature esistenti

Esecuzione piattabande e architravi

Consolidamento archi, volte, solai

Integrazioni murarie

Scavo per la realizzazione del vespaio

Realizzazione di vespaio in tavellonato di altezza almeno cm.50

Consolidamento e integrazione parziale sistema fondale

Tagli per apertura o rettifica vani porte e finestre

Trattamento di deumidificazione delle pareti, ove necessario

Intonaci a base di calce idraulica

Ripristino dei gradini delle scale di accesso e delle soglie

Nuovi gradini e soglie in pietra locale bocciardata, antiscivolo

Pavimentazione con mattonelle di cotto o klinker negli ambienti abitabili

Pavimentazione con battuto di cocciopesto nei locali terranei e non abitabili

Pareti a vista con intonaco a base di cocciopesto, senza successiva pitturazione

Infissi esterni in legno, portoni di accesso in ferro e vetro

Porte interne con telaio di alluminio e vetri acidati

Impermeabilizzazione terrazzi

Pavimentazione terrazzi in lastre di pietra levigata

Bauletti e Balaustre

Scale

Originarie

Oltre quanto elencato in relazione a svellimenti, intonaci e infissi

Pulitura e restauro degli elementi lapidei di eventuali manufatti originari

Pavimentazione dei piani di sosta in pietra locale bocciardata

Interne, di progetto

Scale interne  in acciaio verniciato con pedate in legno massello

Ringhiere in fili di acciaio

Pavimentazione superfici piane in pietra locale o cotto

Esterne, tipo antincendio

Scale esterne in acciaio verniciato con pedate in grigliato di acciaio tipo orsogrill

Ringhiere in fili di acciaio

Servizi igienici 

Oltre quanto elencato in relazione a svellimenti, intonaci e infissi

Rivestimento pareti in mattonelle ceramiche bianche

Pezzi igienici in porcellana bianca, del tipo a parete, sospesi

Rubinetterie in acciaio inox dotate di sensori ed automatismi

Arredi funzionali, specchio, dosasapone, asciugamani elettrico, ecc.

Coperture

Struttura in legno massello, tavolato, pannelli termoisolanti, tavolato

Guaine ardesiate

Rifacimento cornicioni con tecniche tradizionali

Rimontaggio coppi con integrazione

Facciate

Eliminazione delle superfetazioni, delle alterazioni e dei distacchi di intonaco esistenti, ripristino con intervento di finitura del sottofondo mediante rasatura

Restauro dei paramenti esistenti, pietra-intonaco, evitando spicconature ed alterazioni delle stratificazioni esistenti

Rifacimento cornicioni  con tecniche tradizionali

Integrazione con intonaco a base di sabbia di fiume fine e calce idraulica, con scialbatura manuale, evidenziata

Eventuali tinteggiature di raccordo cromatico con  prodotti a base di calce idraulica e ossidi naturali

Gronde, pluviali, scossaline  in rame naturale

Lavorazioni particolari, da valutare a seconda dei casi

Lavori di deumidificazione

Realizzazione di sottofondazioni e vespai

Realizzazione di nuove pavimentazioni ovvero restauro di quelle esistenti

Restauro di intonaci, elementi e paramenti lapidei, opere in ferro e serramenti in legno

Regole e norme tecniche, orientamenti generali, diagnosi

Oltre ai requisiti richiesti dalla legislazione normativa nazionale, regionale e locale che regola l’attività di urbanizzazione, di edificazione e trasformazione del patrimonio edilizio, il Progetto di consolidamento e restauro deve rispondere con particolare attenzione alle Carte ed alle Leggi che regolano in generale la materia:

Carta Europea del Patrimonio architettonico (Amsterdam, 1975)

(1 – Il patrimonio architettonico … non è formato soltanto dai nostri monumenti più importanti, ma anche dagli insiemi degli edifici che costituiscono le nostre città e i nostri villaggi tradizionali nel loro ambiente naturale o costruito).

D.L.vo  22 gennaio 2004, n°42 – Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio

LEGGE QUADRO sui LL.PP. e Regolamento di attuazione

Le varie fasi di progettazione sono assoggettate alle normative vigenti in materia di esecuzione dei lavori pubblici ed in particolare alla Legge Quadro in materia: L.109/94 e Regolamento di Attuazione Dpr. 554/99.

STRUTTURE, MATERIALI, SOVRACCARICHI

Azioni sulle strutture

CNR-UNI 10012/81: “Azioni sulle costruzioni”

D.M. 12.2.1982: “Criteri per la verifica della sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi”

Circolare Min. LL.PP. n. 22631 del 24.5.1982: “Istruzioni per i carichi, sovraccarichi e criteri per la verifica di sicurezza delle costruzioni”

Murature

D.M. 20.11.1987 : “Norme tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo degli edifici in muratura e per il loro consolidamento”

Circolare Min. LL.PP. n. 30787 del 4.1.1989: “Istruzioni in merito alle norme tecniche per la progettazione, esecuzione e collaudo degli edifici in muratura e per il loro consolidamento ”

Sismica

Legge n. 64 del 2.2.1974: “Provvedimenti per le costruzioni, con particolari prescrizioni per le zone sismiche”

D.M. 16.1.1996: “Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche”

Comitato nazionale per la prevenzione del patrimonio culturale dal rischio sismico – Ministero per i beni culturali ed ambientali – 29 ottobre 1996

“Norme tecniche per la redazione di progetti di restauro relativi a beni architettonici di valore storico-artistico in zona sismica”

Circolare Min. LL.PP. n. 65/AA.GG. del 10.4.1997: “Istruzioni per l’applicazione delle Norme Tecniche per le costruzioni in zone sismiche di cui al D.M. 16.1.1996”

Aggiornamento della classificazione sismica dei Comuni della Regione Campania

Deliberazione di Giunta Regionale n° 5447 del 07 novembre 2002

Ordinanza n°3274 del 20 marzo 2003 come modificata dall’OPCM 3431 del 3 maggio 2005: “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”

Strutture in Acciaio e cemento armato

CNR-UNI 10011/88

D.M. 14.2.1992: “Norme tecniche per l’esecuzione delle opere di cemento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche”

Cicolare Min. LL.PP. n. 37406/STC del 24.6.1993: “Istruzioni per l’applicazione delle Norme tecniche per l’esecuzione delle opere di cemento armato, normale e precompresso, e per le strutture metalliche di cui al D.M. 14.2.1992”

D.M. 9.1.1996: “Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso, e per le strutture metalliche”

Cicolare Min. LL.PP. n. 252 AA.GG/STC del 15.10.1996: “Istruzioni per l’applicazione delle Norme tecniche per l’esecuzione delle opere di cemento armato, normale e precompresso, e per le strutture metalliche di cui al D.M. 14.9.1.1996

CNR-UNI 10011/88

Strutture in legno

SS UNI U40.06.198.0  7.1989. Strutture in legno. Legno massiccio in dimensioni d’uso strutturale. Determinazione di alcune proprietà fisiche e meccaniche

UNI ENV 1995-1-1 2.1995 Eurocodice 5. Progettazione delle strutture in legno

DIN 1052 1996. Secondo le indicazioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici

UNI EN 338 3.1997. Legno strutturale. Classi di resistenza

ACCESSIBILITA’ per le persone con problemi di VISTA

Art.27 della legge n°118 del 30 marzo 1971

D.M. LL.PP. 236/89 di attuazione della Legge 13/89

DPR n°503/96

PREVENZIONE INCENDI

“Verifica delle Attività soggette al controllo dei Vigili del Fuoco”, elenco del D.M. 16.2.1982 ed elenco tabelle A e B del D.P.R. 689/59.

IMPIANTI  ELETTRICI

-L.5 marzo 1990, n°46, “Norme di sicurezza degli impianti”, al D.P.R. 6 dicembre 1991, n°447, “Regolamento di attuazione della legge 5 marzo 1990, n°46 in materia di sicurezza degli impianti”,  nonché rispetto delle indicazioni delle guide dell’Ente italiano di unificazione (UNI) e del CEI,  delle norme di costruzione e di esercizio degli impianti elettrici e delle altre norme (ENPI), che regolano l’esecuzione degli impianti elettrici.

PUBBLICA ILLUMINAZIONE

D.P.R. del 19.03.56 n°303

Per l’abbattimento dell’inquinamento luminoso si è fatto riferimento alla Legge Regione Campania n°12 del 25.7.2002, pubblicata  sul Bollettino Ufficiale n°37 del 5.82002 “Norme per il contenimento dell’inquinamento luminoso e del consumo energetico da illuminazione esterna pubblica e privata a tutela dell’ambiente, per la tutela dell’attività svolta dagli osservatori astronomici professionali e non professionali,  e per la corretta valorizzazione e illuminazione dei centri storici”.

IGIENE del LAVORO  (e salubrità degli ambienti)

“Norme generali per l’igiene del lavoro” emanate con D.P.R. 19 marzo 1956, n°303, in quanto le atti­vità di lavoro (leggi anche attività abitative, educative) sono equiparabili alle attività soggette di cui all’art.1 del citato D.P.R.

La materia delle prevenzione rientra attualmente tra le attribu­zioni delle aziende sanitarie locali in applicazione della legge 23 dicembre 1978, n°833.

BIBLIOGRAFIA di riferimento

Manuali e codici

L’UNIVERSITA’ PER GESUALDO

a cura di Gabriella Caterina e Virginia Gangemi

Liguori Editore

Napoli, 1985

Centri storici in zona sismica, analisi tipologica della danneggiabilità e tecniche di intervento conservativo: CASTELVETERE SUL CALORE

Antonino Giuffrè

in “STUDI E RICERCHE SULLA SICUREZZA SISMICA DEI MONUMENTI”, n°8, novembre 1988

Università degli Studi “La Sapienza”, Facoltà di Architettura, Dipartimento Ingegneria Strutturale e Geotecnica

Roma, 1988

SICUREZZA E CONSERVAZIONE NEI CENTRI STORICI, IL CASO DI ORTIGIA

Antonino Giuffrè

Editori Laterza

Bari, 1993

Manuale del recupero del Comune di Roma, 2^ ed.

a cura di Grancesco Giovanetti

Dei, Tipografia del Genio Civile

Roma, 1997

CODICE DI PRATICA PER LA SICUREZZA E LA CONSERVAZIONE DEL CENTRO STORICO DI PALERMO

Antonino Giuffrè, Caterina Carocci

Editori Laterza

Bari 1999

IL RESTAURO STRUTTURALE IN ZONA SISMICA

Michele Candela

Gangemi Editore

Reggio Calabria, 2001

RESTAURO E CONSOLIDAMENTO

Aldo Aveta, Stella Casiello, Francesco La Regina, Renata Picone

MANCOSU EDITORE srl 

Roma, 2005

Consolidamento e Restauro

DIAGNOSI DEI DISSESTI E CONSOLIDAMENTO DEGLI EDIFICI 

Giuseppe Fiengo

Ed. Scientifiche Italiane   

Napoli, 1978

I PIANI DI RECUPERO NEI CENTRI STORICI  

a cura di M. Giuseppina Gimma

in “atti del convegno e mostra ANIASPER” 

BeMa Editrice

Roma, 1987

RESTAURO IN IRPINIA, trenta edifici recuperati nella Diocesi di Avellino                          

a cura di Giuseppe Muollo e Giovanni Villani, Soprintendenza BAAAS di SA-AV

De Luca Edizioni d’Arte

Roma, 1989

CASI DI RESTAURO DI MONUMENTI ALLO STATO DI ROVINA 

Roberto Di Stefano

In “Restauro 103/1989”       

Ed. Scientifiche Italiane

Napoli, 1989

Calitri, RILEVAMENTO DELL’ESPOSIZIONE e della vulnerabilità sismica degli edifici nel P.d.R. del centro storico

a cura di Vito De Nicola e Nora Scirè, Soprintendenza BAAAS di SA-AV – C.N.R.

Valsele Tipografica

Materdomini, 1990

NUOVE STATEGIE di protezione sismica per edifici monumentali:

il caso della Collegiata di San Giovanni Battista a Carife

a cura di Federico M. Mazzolani e Alberto Mandara

Soprintendenza BAAAS di SA-AV

Edizioni 10/17

Salerno, 1992

La Cattedrale ed il complesso arcivescovile di S.Angelo dei Lombardi, eventi e cantieri per una storia dell’architettura in Irpinia

Michele Campisi

in “CIVILTA’ ALTIRPINA”, anno IV, n°2/93

Poligrafica Irpina

Nusco, 1993

RESTAURO e  RICOSTRUZIONE della CHIESA MADRE di CAIRANO  

Angelo Verderosa  

Edizioni Curia Arcivescovile di S.Angelo d.L. – Pannisco

Calitri, 1994

Il RECUPERO della EX-FORNACE di LATERIZI di S.ANDREA di CONZA   

Angelo Verderosa  

AAA Edizioni – Pannisco

Calitri, 1996

Restauro e sicurezza in zona sismica, la Cattedrale di S.Angelo dei Lombardi

Antonino Giuffrè

in “Palladio”, n°1/88

Roma, 1998

La Chiesa e il Convento del SS. Rosario a Gesualdo, l’esperienza di un restauro con le tecniche tradizionali

a cura di Cinzia Vitale, Ministero per i Beni e le Attività Culturali

De Angelis Editore

Avellino, 2002

Rischio sismico, paesaggio, architettura: l’Irpinia, contributi per un progetto

a cura di Donatella Mazzoleni e Marichela Sepe

CRdC A.M.R.A. 

Napoli, 2005

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