MUSEO DIOCESANO in Alta Irpinia

MUSEO DIOCESANO in Alta Irpinia

Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi – Conza – Nusco – Bisaccia

tratto dalla relazione di A.Verderosa, Presentazione al P.O.R. Campania 2000/2006

1.  NOTIZIE STORICHE

1.1 L’Insula Episcopale di Nusco

L’Insula Episcopale di Nusco appartiene alla Arcidiocesi di S.Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia. Il territorio dell’Arcidiocesi ricopre circa 1/3 della superficie della Provincia di Avellino; orografia e paesaggio sono quelli caratterizzati dall’appennino interno campano, di bassa densità abitativa, ricco di vegetazione, corsi d’acqua e altimetria elevata.  Per tracciare il profilo storico dell’Arcidiocesi bisognerebbe ripercorrere la storia di più chiese locali presenti nel passato in Altirpinia e oggi confluite nell’attuale circoscrizione ecclesiastica secondo il decreto della Congregazione per i Vescovi del 30 settembre 1986; brevemente: di queste Chiese locali, la più antica e prestigiosa fu Conza; il primo documento che ci parla di un vescovo di Conza risale all’anno 743 e ci riferisce di un certo Pelagio che partecipò al Concilio Romano di quell’anno; negli anni tra il 1051 e il 1081, la Chiesa conzana, fu insignita della dignità Arcivescovile ed elevata a sede Metropolitana.Venendo al contesto nuscano, l’erezione della Diocesi di Nusco si deve all’opera congiunta di Roberto il Guiscardo e dell’Arcivescovo di Salerno Alfano I, che consacrò primo vescovo l’arciprete della cittadina Amato; questo avvenne intorno al 1076. La circoscrizione della nuova diocesi coincise con il territorio del Gastaldato Longobardo di Montella che comprendeva, per l’appunto, i territori di Montella, Bagnoli, Cassano e Nusco. L’opera pastorale di S. Amato fu notevole e grande fu la sua carità che gli permise di salire le vette della santità. Nel 1818 alla diocesi di Nusco fu aggregato anche il territorio della vicina diocesi di Montemarano con i centri di Montemarano, Castelfranci, Castelvetere e Volturara.L’architettura dell’Insula Episcopale di Nusco coincide col nucleo storico della graziosa cittadina altirpina; dall’alto dei 900 metri sul livello del mare domina la valle del fiume Calore e la valle dell’Ofanto; a sud il magnifico complesso naturalistico dei Monti Picentini, area tutelata come Parco Regionale. L’Insula è formata dal complesso monumentale dell’ex-Seminario contiguo all’ex-Palazzo Vescovile, risalenti al 1700, dalla Cattedrale di S.Amato col possente Campanile e contenente la Sala del Tesoro e la Crpta di S.Amato e dalla Chiesa di S.Giuseppe, oggi completamente recuperata. La sua notevole estensione, tra piazze, corti e giardini, coincide con i margini delle storiche mura del borgo medioevale e finisce col caratterizzarne l’intera architettura.  L’intera Insula subì notevoli danni dal sisma che colpì l’Irpinia nel 1980.L’Insula si presenta oggi in gran parte restaurata da una serie di interventi operati dal  Provveditorato alle OO.PP. per la Regione Campania sotto l’Alta Vigilanza della Soprintendenza BAAAS di Avellino e Salerno, dalla stessa Regione Campania e dall’Arcidiocesi.L’intero complesso è vincolato ai sensi dell’ex art.4 della L.1089/1939.Il Palazzo Vescovile, sede del previsto Museo e Archivio Storico Diocesano, unitamente all’annesso Seminario fu costruito durante il XVII secolo per iniziativa del vescovo Bonavolontà (1754-1788). Il complesso aveva subito negli anni numerose trasformazioni che avevano stravolto la distribuzione degli spazi, l’originaria immagine architettonica, nonché la matrice statica; i restauri attuati intorno al 1990 hanno mirato a fornire oltre un valido adeguamento antisismico la ricomposizione dell’unità stilistica originaria.Notevoli e suggestive sono le sequenze spaziali che muovono dal Cortile monumentale del Palazzo Vescovile; una imponente scala monumentale a doppio rampante, realizzata in pietra irpina e risalente ai primi del ‘700, di chiara fattura artigianale nuscana, serve il Chiostro di accesso al Seminario e prosegue fino all’ex-dimora vescovile. Il Seminario si affaccia sull’ampio e panoramico  Giardino circondato da possenti mura del ‘700; dalle varie camere è visibile l’ampio panorama offerto dalla Valle del Calore, dalla catena dei Monti Picentini fino al complesso del Partenio con il Santuario di Montevergine. 

1.2         L’idea di una “Cittadella Museale” e del Museo Diocesano

Storicamente, nel nostro esteso territorio, non è mai esistito un museo, né civico, né diocesano;  nell’immaginario collettivo locale  “il museo” si identificava con una piccola sala annessa alla chiesetta della Madonna di Fontigliano in Nusco; i vari reperti lapidei, per lo più di epoca romana, lì contenuti, si potevano solo intravedere o immaginare attraverso le grate di protezione alle finestre, dato che la sala era perennemente chiusa.  Le chiese assolvevano, purtroppo con gravi e continue  perdite dovute a  furti e manomissioni di vario genere, anche alla funzione di conservazione ed esposizione della maggior parte delle opere d’arte presenti nel nostro territorio.Il terremoto del 1980 devastò l’Irpinia, le sue chiese e gran parte delle opere ivi contenute.La locale Soprintendenza ai BAAAS, nel dopoterremoto,  avviò l’esperienza museale di S.Francesco a Folloni, presso Montella; si cominciò con un centro di raccolta, si impiantò poi un laboratorio di restauro e si finì con l’organizzare varie sezioni contenenti le opere d’arte provenienti da edifici di culto dell’intera diocesi. Il Museo di S.Francesco a Folloni, gestito dalla Soprintendenza e aperto tutti i giorni, raccoglie, oggi,  opere provenienti dalle chiese di Montella, Cassano e Bagnoli Irpino.Altra lodevole esperienza, portata avanti e gestita tuttora dalla stessa parrocchia,  è il Museo dei Parati Sacri di Montemarano, sede di Diocesi fino al 1818; tessuti di gran pregio sono stati restaurati, raccolti ed esposti  nelle chiese del Purgatorio e del Cuore di Gesù; l’allestimento è stato curato dalla Soprintendenza.Veniamo ora all’idea, recente, della “Cittadella Museale”, voluta fortemente da P.Salvatore Nunnari, e del suo nucleo portante: il Museo Diocesano: completata in buona parte la ricostruzione del patrimonio storico-architettonico, a partire dal 1995, la Diocesi ha avviato una fase di programmazione per permettere la  fruizione pubblica di quei numerosi beni artistici, sconosciuti ai più, scampati alla furia distruttrice del sisma del 1980 e, momentaneamente, sistemati tra S.Francesco a Folloni e la Certosa di Padula o tenuti in custodia dalla locale Soprintendenza o ricoverati in locali di fortuna.Il complesso Vescovile di Nusco, tra i primi edifici ad essere restaurato, grazie alla vasta estensione dei locali al piano seminterrato e ad opportuni accorgimenti,  divenne anch’esso, a partire dal 1992, uno dei depositi di riferimento; nel 1996, venne avviato un laboratorio di restauro, affidato a qualificati operatori locali; data la rilevanza delle opere depositate, al laboratorio fu affidata anche una funzione di “presidio”; fu varato quindi un coraggioso  programma di recupero del vasto patrimonio che man mano usciva dai depositi; coraggioso programma in quanto privo di qualsivoglia copertura finanziaria! Constatato che non tutto il materiale avrebbe potuto essere ricollocato nei siti di origine, sia perché alcuni edifici sacri non sarebbero più stati ricostruiti, sia per motivi di salvaguardia e tutela, sia infine perché molti oggetti avevano smesso la loro funzione originaria a servizio del culto, si pensò che era opportuno destinare in maniera permanente tutti questi manufatti ad una raccolta che ne valorizzasse il pregio storico-artistico e ne garantisse un’adeguata custodia.E’ stato logico, progettare di destinare a Museo permanente,  per garantire un’idonea esposizione e testimoniare anche l’attività del restauro,  i locali della stessa Insula Episcopale e dello stesso  Palazzo Vescovile di Nusco, complesso  architettonico di gran pregio.  

2.        INQUADRAMENTO TERRITORIALE

2.1         Il sistema infrastrutturale di riferimento

Il territorio dell’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia ricade nella Provincia di Avellino; è servito dalla linea ferroviaria Avellino-Rocchetta S.A., dalla strada Statale Appia (7) e della strada a scorrimento veloce “Ofantina”. Quest’ultima, attraversando gran parte della Diocesi, collega l’uscita di Contursi, della autostrada Salerno-Reggio Calabria, con l’uscita di Avellino-Est, sulla Na-Ba.Le altre uscite dell’autostrada Napoli-Bari che servono la nostra Diocesi sono:·       Grottaminarda                 a 29 km.·       Vallata                a 36 km.·       Lacedonia        a 42 km.La Diocesi è servita da due presidi ospedalieri: S.Angelo d.L. e Bisaccia.Numerose sono le località turistiche raggiungibili con una percorrenza media di 1 ora-auto dalla Diocesi:·       Laghi di Monticchio ·       Certosa di Padula·       Napoli·       Pompei·       Caserta 

2.2         Risorse culturali, un sistema omogeneo di riferimento

L’intervento proposto è di interesse sovracomunale: gli immobili costituenti l’Insula Episcopale sono ubicati a Nusco, borgo di origine e struttura medioevale con centro storico ben conservato e restaurato in seguito al sisma del 1980.La struttura museale di  progetto è situata a pochi minuti-auto da importanti centri di interesse storico-artistico dell’Arcidiocesi: ·       Abbazia del Goleto a S.Angelo dei Lombardi, ·       Santuario di S.Gerardo a Materdomini-Caposele, ·       Convento di S.Francesco a Folloni a Montella,·       Parco Archeologico dell’antica Compsa. L’antica via Appia attraversa l’intero territorio della Diocesi; il nuovo sistema museale dista da: ·       POMPEI 100 km., ·       S.GIOVANNI ROTONDO, 120 km.·       NAPOLI, 90 km.,  ·       Abbazia di MONTEVERGINE, 45 km.·       Abbazia del GOLETO, 6 km.·       Santuario di S.Gerardo a MATERDOMINI, 15 km.·       AVELLINO, 35 km.  

2.3         Sinergie culturali, nuovi indotti economici

Nello specifico dell’intervento oggetto della presente è qui da segnalare la sinergia culturale innescabile  tra la “Cittadella Museale” e il centro storico del Comune di Nusco; l’antico borgo altirpino, grazie ad una attenta conservazione del tessuto urbano, è negli ultimi anni meta di un consistente flusso turistico proveniente dalle vicine aree metropolitane di Napoli-Salerno e Foggia-Bari alla riscoperta del patrimonio rurale dell’entroterra appenninico; a questa sinergia ha sicuramente contribuito la ristrutturazione, operata nell’ambito della legge statale per il Giubileo del 2000,  dell’antico Seminario come attrezzatura per la ricettività alberghiera a basso costo. Sicuramente il futuro Museo Diocesano, oltre che dare testimonianza a cultori della materia e costituire interesse didattico per i gruppi scolastici, contribuirà ad innescare una vera e propria azione di promozione del territorio altirpino e non solo in termini unicamente culturali. Le scelte fin qui operate confermano con coerenza quella che potremmo definire una politica di diffusione culturale e nel caso, museale, nell’ambito del  territorio diocesano; si stanno difatti già  individuando altri luoghi o ambienti dove allestire nuovi spazi espositivi. In quest’ottica si è concretizzata la sistemazione a spazio museale della Sala Capitolare della Cattedrale di S.Angelo dei Lombardi, dove sono stati concentrati oggetti legati all’edificio stesso o a luoghi di culto della città; si sta inoltre progettando la valorizzazione della Biblioteca del Seminario Metropolitano di S.Andrea di Conza,  la visitabilità del complesso dell’Oratorio del Carmine, con la sottostante cripta, a Castelvetere sul Calore.Un’ultima nota riguarda il progetto di schedatura e catalogazione, anche multimediale, dei beni artistici diocesani e il conseguente allestimento di uno spazio museale “virtuale” aperto alla moltitudine dei cittadini telematici mondiali; il sito internet della diocesi è già on-line all’indirizzo www.diocesisantangelo.it; unitamente alle informazioni generali sulla diocesi si potranno presto visitare i citati luoghi più  significativi e le opere più emblematiche della nostra storia e della nostra cultura.  

3.     STATO dei LUOGHI e CONSERVAZIONE

3.1         Stato dei luoghi

L’Insula è formata dal complesso monumentale dell’ex-Seminario contiguo all’ex-Palazzo Vescovile, risalenti al 1700, dalla Cattedrale di S.Amato col possente Campanile e contenente la Sala del Tesoro e la Crpta di S.Amato e dalla Chiesa di S.Giuseppe, oggi completamente recuperata. L’intera Insula subì notevoli danni dal sisma che colpì l’Irpinia nel 1980; ad eccezione della Chiesa di S.Giuseppe, l’Insula si presenta oggi in gran parte adeguata sismicamente e restaurata da una serie di interventi operati dal  Provveditorato alle OO.PP. per la Regione Campania sotto l’Alta Vigilanza della Soprintendenza BAAAS di Avellino e Salerno.Con finanziamenti L.270/97, Pro-Giubileo, nel 1998-99, è stato realizzato il progetto, proposto dall’Arcidiocesi di S.Angelo dei L.,  che ha permesso il recupero dei Seminari Arcivescovili da destinare a strutture ricettive a basso costo.All’interno degli immobili oggetto dell’intervento, tra cui figura il Seminario di Nusco, sono state realizzate opere di restauro-risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia, di  miglioria e completamento degli impianti, di arredamento e di adeguamento degli immobili esistenti all’evento giubilare del 2000.Il Seminario annesso al Palazzo Vescovile di Nusco può ospitare oggi circa 50 persone per il pernottamento e circa 100 per la ristorazione; nello stesso complesso architettonico sono attivi, sulla scorta del finanziamento L.270/97:·       Sala Convegni·       Bar·       Refettorio·       Ricettività di tipo alberghiero, a basso costo, 50 posti lettoCon finanziamento della stessa Arcidiocesi è stato inoltre istituito un Laboratorio permanente per il restauro dei beni artistici scampati al sisma del 1980; il Laboratorio sarà visitabile normalmente durante gli orari di apertura del MUSEO diocesano ad eccezione dei giorni festivi.  

3.2         Articolazione dei corpi di fabbrica

Il complesso dell’Insula Episcopale di Nusco allo stato attuale è così definito:ex-PALAZZO VESCOVILE, da destinare  a Museo e Archivio Storico Diocesano; si presenta in buono stato di conservazione. Risulta adeguato sismicamente e completo di pavimentazioni, intonaci, impianti di base e predisposizione impianti a tubazione vuota.In generale sono necessarie opere di recupero e completamento comprensive dell’eliminazione delle barriere architettoniche presenti, completamento impianti di tipo elettrico, trasmissione dati, antifurto, termici, attrezzature e arredi di tipo museale-espositivo, illuminotecnica  e segnaletica; in genere tutto quanto concerne la messa in sicurezza e l’accessibilità al pubblico di un edificio storico. Sala del Tesoro di S.Amato, interna alla Cattedrale; benché adeguata sismicamente non è stata mai completata a livello impiantistico; è necessario altresì completare stucchi, decorazioni e tinteggiature. La sala del tesoro, che sarà reinsediata nel suo luogo originario, dovrà essere dotate di strutture  espositive antifurto e antieffrazione, di impianti e segnaletica.Chiesa di S.Giuseppe, da destinare a Sala dei Tessuti e dei paramenti sacri; recentemente restaurata, necessita di teche espositive e impianti di illuminotecnica ed antieffrazione. 

3.3         Obiettivi

Ad integrazione delle opere già ultimate, ed al fine di rendere più appetibile l’offerta turistica e culturale, l’Arcidiocesi intende attivare, nell’ambito dell’Insula Episcopale di Nusco,  la realizzazione di una “CITTADELLA MUSEALE”, in cui conservare ed esporre beni e tesori artistici e archivistici provenienti dall’intera Diocesi.Tale realizzazione assume un carattere di straordinarietà per l’intera Diocesi e per l’entroterra campano, difatti:-non vi sono altri Musei Diocesani, di estensione e contenuti raffrontabili al nostro;-non vi sono in genere complessi ricettivi a servizio del Museo come nel nostro caso.Inoltre l’attuazione dell’intervento, attraverso la catalogazione e l’esposizione al pubblico, consentirà il recupero di centinaia di reperti sottratti alle macerie del terremoto che colpì l’Irpinia e la Diocesi nel novembre del 1980. Opere lapidee e lignee, statue e sculture, tessuti e paramenti, argenterie e oggetti sacri, reliquiari, manoscritti,  sono oggi disseminati fra depositi e laboratori di restauro in attesa di una museificazione organica e fruibile dalla collettività. Si tratta di un patrimonio unico e di valore inestimabile, necessario e utile per la riscoperta delle testimonianze storiche e artistiche di un territorio dell’entroterra sub-appenninico campano flagellato periodicamente dalle forze della natura.La certezza di assicurare una degna esposizione al pubblico di tutti i beni artistici, librari e storici dell’intera diocesi garantirà agli enti pubblici coinvolti un ritorno  in termini di immagine e di cultura diffusa sul territorio; alla comunità locale garantirà una ricaduta occupazionale diretta ed indiretta derivante dall’indotto turistico che l’iniziativa a regime innescherà. 

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