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	<title>verderosa's studio &#187; ricostruzione</title>
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		<title>ABBAZIA del GOLETO</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 10:17:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ABBAZIA del GOLETO &#8211; Completamento dei restauri 2003-2008 , a cura di Angelo Verderosa 
I testi che seguono, tradotti anche in inglese, tedesco e francese, accompagnati da foto e disegni, sono riportati sui pannelli informativi e didattici esposti nel porticato dell&#8217;ex-convento femminile dell&#8217;Abbazia.
selezione foto http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/
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1.    Il LUOGO _ inquadramento geografico ambientale
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#ff0000;"><a href="http://verderosa.files.wordpress.com/2009/07/scala-dallalto-ok.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-711" title="scala dall'alto ok" src="http://verderosa.files.wordpress.com/2009/07/scala-dallalto-ok.jpg?w=300&#038;h=225" alt="scala dall'alto ok" width="300" height="225" /></a>ABBAZIA del GOLETO &#8211; Completamento dei restauri 2003-2008 , a cura di Angelo Verderosa </span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">I testi che seguono, tradotti anche in inglese, tedesco e francese, accompagnati da foto e disegni, sono riportati sui pannelli informativi e didattici esposti nel porticato dell&#8217;ex-convento femminile dell&#8217;Abbazia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">selezione foto <a href="http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/">http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/</a></span></strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>1.    Il LUOGO _ </strong><strong>inquadramento geografico ambientale</strong></p>
<p> Già dal Paleolitico l&#8217;area del Goleto è stata interessata dalla presenza dell&#8217;uomo, poiché la sua collocazione geografica, varco della catena appenninica dei monti Picentini, ne ha fatto una tappa obbligata per il passaggio più breve tra i due mari, il Tirreno e l&#8217;Adriatico.  </p>
<p><span id="more-707"></span>Il Goleto è alle sorgenti dell’Ofanto, luogo di ristoro, ricco di acque, perennemente attraversato da transumanze, pellegrinaggi  e scambi commerciali tra l&#8217;antica Picentia, avamposto meridionale degli Etruschi (golfo di Salerno, Paestum) e il Santuario dell’Arcangelo Michele, santuario nazionale dei Longobardi (golfo di Manfredonia, Gargano).</p>
<p> <strong>2.   La STORIA _ </strong><strong>dal mausoleo di Marcus Paccius Marcellus alla torre Febronia</strong></p>
<p>L&#8217;insediamento di tribù sannitiche intorno alle valli dei Fiumi Ofanto, Sele e Calore, contribuì a definire l&#8217;identità del territorio altirpino che prese il nome dalla tribù eponima degli HIRPINI, traendo l&#8217;etimo dal sannita hirpus “lupo”.</p>
<p>La località Goleto, nell&#8217;attuale territorio di Sant&#8217;Angelo dei Lombardi, ha coinciso fino a tutto il primo millennio d.C. con i resti del monumento sepolcrale che vi costruì MARCUS PACCIUS MARCELLUS della tribù Galeria, centurione della Legio Scitica.  </p>
<p>Nel 1152 la Badessa Febronia riutilizzò i resti del mausoleo sopraelevando una torre difensiva, “<em>uno dei rari esempi di opere fortificate annesse a complessi religiosi”. </em></p>
<p>Il maestoso profilo della Torre è pienamente godibile dalla campagna a monte dell’Abbazia.</p>
<p><strong>3.   La PRESENZA RELIGIOSA _ </strong><strong>da S. Guglielmo a P. Lucio, ai Piccoli Fratelli</strong></p>
<p>Agli inizi del XII secolo, il giovane eremita GUGLIELMO, originario di Vercelli, diretto in Terra Santa, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e Roma, si fermò in Irpinia, fondando prima Montevergine e poi il Goleto; quest’ultimo con ‘doppio monastero’, femminile e maschile; utilizzando il materiale di spoglio dell&#8217;insediamento di Marcus Paccius Marcellus. Guglielmo non raggiunse la Terra Santa, morì in Irpinia, al Goleto il 24 giugno 1142. Pio XII, nel 1942, lo proclamò patrono principale dell&#8217;Irpinia.</p>
<p>Soppressa nel 1807 l’Abbazia del Goleto fu riaperta nel 1973 da P.Lucio Maria De Marino; monaco verginiano, teneramente devoto della Vergine Maria, riportò con fede e tenacia l&#8217;attenzione sull’esigenza del recupero materiale e spirituale del Goleto.</p>
<p>Nel 1990 arrivarono al Goleto i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, ispirata a Charles De Foucauld.</p>
<p><strong>4.   L’EPOCA delle MONACHE, 1135-1515 _ </strong><strong>il culmine dello splendore artistico</strong></p>
<p>Ruggiero di Monticchio donò a Guglielmo da Vercelli il vasto feudo del Goleto per avviare la costruzione di un monastero doppio: da un lato il convento femminile delle monache, molte delle quali provenivano dalle famiglie più illustri del Regno di Napoli,</p>
<p>dall&#8217;altro il convento maschile per i monaci dediti ad officiare la chiesa, assistere le religiose nel cammino spirituale, rappresentarle nelle controversie giudiziarie. </p>
<p>Sotto la guida di celebri abbadesse &#8211; Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica –</p>
<p>la comunità crebbe e diventò famosa per la santità delle monache e il monastero si arricchì di terreni e di opere d&#8217;arte.</p>
<p>Il periodo d&#8217;oro abbraccia circa due secoli, poi dal 1348, anno della peste nera, la lenta inesorabile decadenza. Papa Giulio II, il 24 gennaio 1506, ne decretò la soppressione che, di fatto, avvenne con la morte dell&#8217;ultima abbadessa nel 1515.</p>
<p>Il culmine dello splendore artistico del Goleto fu raggiunto sotto il governo delle badesse Marina II e Scolastica con la costruzione della Cappella di San Luca, a cui lavorarono le maestranze di Federico II e nella quale fu collocata una reliquia insigne dell’evangelista.</p>
<p> </p>
<p><strong>5.   L’EPOCA dei MONACI, 1515-1807 _ </strong><strong>terremoti e ricostruzioni del 1694 e 1732</strong></p>
<p>Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci. Iniziò così una lenta ripresa, che ebbe un impulso determinante sotto il pontificato di papa Sisto V.  Il periodo migliore fu tra la metà del Seicento e la metà del Settecento; dopo i  terremoti distruttivi del 1694 e del 1732 vi fu il  restauro completo del monastero e la costruzione della chiesa grande, opera di Domenico Antonio Vaccaro.</p>
<p>Nel 1807 il sovrano di Napoli, Giuseppe Bonaparte, soppresse l&#8217;Abbazia. Il corpo di San Guglielmo fu traslato a Montevergine e le suppellettili del Goleto furono divise, mettendole all’asta, tra i paesi vicini.</p>
<p><strong>6.   La CAPPELLA di SAN LUCA _ </strong><strong>uno dei monumenti più preziosi dell’Italia Meridionale</strong></p>
<p>Si raggiunge dallo scalone in pietra che ha come corrimano un lungo serpente con un pomo in bocca. Sul magnifico portale d’ingresso alcune incisioni ricordano che la chiesa fu fatta costruire dalle badesse per accogliere le spoglie di San Luca evangelista. È il gioiello dell&#8217;Abbazia.</p>
<p>Forme artistiche diverse, che riportano influenze gotiche, pugliesi, cistercensi, federiciane, irpino-sannitiche, danno vita ad una sobria e luminosa architettura facendo della Cappella di San Luca uno dei monumenti più preziosi dell&#8217;Italia Meridionale.</p>
<p>Emile BERTAUX (1879-1917), autore della monumentale “L&#8217;art dans l&#8217;Italie mèridionale” (Parigi 1904), fu il primo a stabilire un rapporto di continuità tra il federiciano CASTEL del MONTE (iniziato nel 1240) e la Chiesa Superiore o Cappella di San Luca, ultimata nel 1255,dell’Abbazia del Goleto; e tra questa e l&#8217;Hotel Dieu di REIMS in Francia, sottolineando la valenza artistica europea del complesso monastico del Goleto.   </p>
<p><strong>7.   La CHIESA del VACCARO _ </strong><strong>opera di Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745)</strong></p>
<p>In seguito al terremoto distruttivo del 1732 fu incaricato il grande architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745), che la edificò tra il 1735 e il 1745.</p>
<p>Oggi si presenta a cielo aperto, con le murature perimetrali restaurate (consolidamento 1990, restauro degli stucchi vaccariani 2007),  priva delle coperture e degli archi di imposta della cupola (quest&#8217;ultimi presenti fino al terremoto del 1980). La pianta è a croce greca, allungata verso l&#8217;altare, sormontata -in origine- da una cupola centrale.</p>
<p>Ai lati della grande chiesa, negli ambienti originariamente destinati a sacrestia, cappella del Santissimo Sacramento e cucine, sono state riproposte coperture e pavimentazioni (lavori 2005-2008) per attrezzare sale e percorsi museali.</p>
<p><strong>8.   FINO al TERREMOTO del 1980 _ </strong><strong>due secoli di abbandono, fino all’arrivo di P.Lucio</strong></p>
<p>Dal 1807 al 1973 il monastero restò abbandonato. Furono trafugati portali e pietre;  tetti e mura crollarono, i rovi diventarono padroni incontrastati insieme ad animali di ogni tipo. Solo i ‘casali’ continuarono a vivere ospitando famiglie contadine e stalle per animali. Nel 1973 arrivò al Goleto P.Lucio M. De Marino, monaco verginiano.</p>
<p>L’Abbazia del Goleto ha condiviso le difficili sorti di tanti piccoli centri abitati in una terra appenninica e ballerina. Danni notevoli al complesso abbaziale sono testimoniati a seguito dei terremoti distruttivi dell’8 settembre 1694 e del 29 novembre 1732; e poi del 29 gennaio 1733 ( terremoto di Calabritto) e del 12 giugno 1794 (con epicentro Ariano); e poi ancora del 9 aprile 1853 e del 25 gennaio 1893 ( che colpì particolarmente la Lucania).</p>
<p>Fino al terribile terremoto del 23 novembre 1980 che, nonostante l’immane tragedia, ha avuto il merito di riportare l’attenzione su un bene monumentale di primaria importanza, dando vita ad un lungo processo di recupero e di valorizzazione, in buona parte concluso quasi 30 anni dopo.</p>
<p><strong>9.   I  RESTAURI fino al 1992 _ </strong><strong>dai primi lavori del 1975 ai primi restauri post terremoto</strong></p>
<p>Dopo la soppressione dell’Abbazia nel 1807 iniziò un periodo di spoglio dei beni e di abbandono. Nel 1832 si provò a riaprire il monastero. Nel 1903 l’Arcivescovo Tomasi fece ricostruire alcune stanze per l’alloggio del cappellano, distrutte poi da un incendio nel 1918.  Negli anni settanta, con l’arrivo di P. Lucio furono interessati molti enti pubblici, il Ministero della P.I., la Cassa per il Mezzogiorno, il Provveditorato alle OO.PP., la Soprintendenza ai Monu­menti della Campania, gli ufffici regionali. Nel 1975, sventato un progetto per attrezzature sportive,  si avviò un primo lotto di lavori, ben documentati nei manoscritti e nelle foto di P.Lucio (ricostruzione della foresteria adiacente alla cappella di S. Luca, ricostruzione del piano terra del convento femminile, copertura in cemento armato della cappella di S.Luca).</p>
<p>Dopo il terremoto del 1980, per il consolidamento statico della cappella di S.Luca,  intervenne la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze col preside, Prof. Salvatore Di Pasquale.</p>
<p>Successivamente, fino al 1992 ca., i lavori furono portati avanti dalla Soprintendenza di Avellino e Salerno con incarico affidato dal dirigente Arch. Mario De Cunzo all’Arch. Carmine Gambardella (ricostruzione dell’ex convento maschile, sistemazione dello scalone di accesso &#8211; pavimentazioni e ruderi della Chiesa del Vaccaro, sistemazione  a terrazzo del secondo livello dell’ex convento femminile, ricostruzione parziale dei Casali, pavimentazioni varie in pietrame, sistemazione a giardino del chiostro femminile, sistemazione del viale di accesso).</p>
<p><strong> </strong><strong>10.   I RESTAURI recenti _ </strong><strong>il completamento dei restauri e il premio IntraLuoghi</strong></p>
<p>Il Progetto Integrato ABBAZIA del GOLETO è stato realizzato dal 2005 al 2008 co-finanziato dal POR Campania 2000-2006.  Sui millenari luoghi dell’ex cittadella monastica, l’accordo di programma tra Soprintendenza, Comune e Arcidiocesi –attraverso la progettazione e la direzione dei lavori dell’Arch. Angelo Verderosa-, ha mirato a connettere azioni sia di tipo pubblico che privato, con l’obiettivo di riqualificare e attrezzare per una fruizione multi-culturale luoghi che versavano in stato di abbandono.  Completamento, restauro e adeguamento funzionale dell&#8217;Abbazia, recupero dell’invaso spaziale antistante, wine bar: tematiche e scale progettuali diverse: restauro, arredo urbano, architettura d’interni, comunicazione integrata; nuovi segni di Architettura interpretano un luogo di stratificazione millenaria e ancora oggi in perenne trasformazione.</p>
<p>Il progetto di completamento ha ricevuto, nel dicembre 2007, il Premio nazionale di architettura  INTRALUOGHI.   <a href="http://www.verderosa.it/">www.verderosa.it</a></p>
<p> </p>
<p><strong>11.   I RESTAURI recenti _ </strong>PUNTI RIQUALIFICATI</p>
<p><strong>Torre Febronia _ </strong>già mausoleo di Marcus Paccius Marcellus poi ristrutturata dalla badessa Febronia nel 1152 quale ultimo rifugio per scampare ai barbari longobardi… si accedeva con una passerella o scala rimovibile per potersi difendere… si è realizzato una scala-passerella in zincato, leggera, aerea, al di fuori delle Mura di cinta in modo da poter godere della campagna.</p>
<p><strong>Museo _ </strong>ai lati della grande chiesa settecentesca del Vaccaro gli spazi che erano destinati a sacrestia e cappella del Santissimo, grazie alla testimonianza dei fori lasciati dalle vecchie travi di copertura, sono stati ricoperti con una struttura in lamellare e acciaio, all’occorrenza reversibile; nuovi spazi vengono riabitati dopo 200 anni con l’intento di farne un luogo di eventi, di cultura, di silenzio.</p>
<p><strong>Casale _ </strong>la stalla dell’abbazia nascondeva sotto le croste di intonaco una scala in pietra del tipo a profferlo ed un arco ribassato, entrambi di fattura secentesca; la scala in pietra è stata protetta con un nastro in lamiera di acciaio naturale, lasciato a vista; i reperti ritrovati durante scavi e spicconature sono stati esposti al lato della scala.</p>
<p><strong>Piazzale _ </strong>memoria dei bianchi assolati spazi rurali dove si svolgevano le fiere del bestiame; la ghiaia calcarea si è rimaterializzata con i cubetti lapidei di Bisaccia, lastre e basoli di Fontanarosa, ciottoli dell’Ofanto; tigli –amati e introdotti in Irpinia dai Longobardi- sul margine sud, a valle; canale in pietra e giochi d’acqua che recuperano per caduta naturale le sorgenti dell’Abbazia ritrovate a monte.</p>
<p><strong>Wine bar _ </strong>un gruppo di ragazzi della contrada si unisce per trasformare un fienile abbandonato e cadente in un wine-bar; amano i mattoni a vista e il cocciopesto per pavimento; dal timpano del fienile, seduti ai tavoli, si vede il timpano del Convento dell’Abbazia.</p>
<p><strong>Comunicazione _ </strong>  San Guglielmo arrivò al Goleto nel 1133, vi è stato sepolto, ha dato il nome alla contrada ed è protettore dell’Irpinia; si festeggia il 25 giugno e la sua statua lignea viene portata a spalla, in processione, per l’intera contrada; il suo profilo è divenuto “logo” del programma di comunicazione integrato  /orientamento/arredo/stampa/web_           </p>
<p><strong>Materiali _ </strong>pietra irpina lavorata dagli artigiani di Fontanarosa e di Bisaccia, legno massello di castagno proveniente dai boschi di Montella, pietre e ciottoli e cocci recuperati dalle macerie, reimpiegati e/o macinati per farne malte e pavimentazioni di cocciopesto</p>
<p>            <strong>Materiali e opere sintesi tra storia, ambiente e cultura locale; con l’obiettivo di restituire valore all’architettura, senza essere prigionieri della memoria, innestando il nuovo sul vecchio come si fa con le viti di aglianico, per vivere e comunicare luoghi imperituri, capaci di produrre identità</strong>.</p>
<p>- &#8211; -</p>
<p><em><strong>Angelo Verderosa</strong> porta da tempo avanti un lavoro paziente in un territorio difficile, volto alla valorizzazione e alla promozione del contesto altirpino in cui abita.  Nel 2005 ha pubblicato “Il recupero dell’architettura e del paesaggio in Irpinia &#8211; Manuale delle tecniche di intervento”, De Angelis Editore, Avellino 2005.</em></p>
<p><em>&lt;&lt;… Si intrecciano in questa esperienza la questione ambientale e quella paesaggistica, la questione ecologica e quella energetica, la questione sismica e quella delle tecniche coerenti con i luoghi e la cultura di ogni area, l’attenzione al costruito ed agli spazi “non costruiti” che ne sono l’essenza.  Su ciascuno di questi temi le riflessioni condotte sono testimonianza di pratica, legami tra teoria e prassi, e nello stesso tempo stimoli ad approfondimenti (dalla Prefazione di Massimo Pica Ciamarra).</em></p>
<p><em>- &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - </em></p>
<h1><span style="color:#ff0000;">TESTIMONIANZE</span></h1>
<p>… &lt;&lt; il Goleto è un luogo di “accoglienza del profondo”; … le pietre parlano se le sai ascoltare per poi “restaurare” il mistero che vi è racchiuso dentro, come in un’urna;</p>
<p>… bisogna restaurare primariamente il Silenzio che c’è dentro le rovine, le ferite architettoniche: questo il punto chiave per un giudizio sulla qualità dell’opera in corso; restaurare con amore l’immateriale, il <strong>mistero</strong>, la cui radice greca è appunto “<strong>silenzio</strong>”.</p>
<p>Non posso scassinare la parola di Dio ma posso mettermi umilmente in un percorso di ascolto. … Più che apparire forse bisogna “Esserci”; essere ogni giorno umilmente sul cantiere, discutere di piccole cose che fanno le grandi cose, un modo di Essere &#8230; &gt;&gt;</p>
<p><strong>Fratel Wilfrid Krieger della Comunità Jesus Caritas in un’intervista di Eduardo Alamaro su PresS/Tletter n°17_2007</strong></p>
<p><em>- &#8211; - &#8211; - &#8211; </em></p>
<p> &lt;&lt; Grazie ai recenti interventi l’Abbazia del Goleto testimonia meravigliose stratificazioni, la capacità del contemporaneo di innestarsi sull’antico e dell’antico di trarre alimento dal contemporaneo. I colti intrecci di geometrie, materiali ed esperte tecnologie; l’uso della luce naturale prima che di quella artificiale; la sapienza delle trame di finitura; la capacità di sviluppare un racconto non solo di natura fisica o spaziale: tutto conduce all’autentica sorpresa offerta da un insieme complesso, un incredibile gioco di memorie, contaminazioni, ripensamenti ed azioni schiettamente contemporanee, immerso in un paesaggio straordinario. Nello stesso tempo il tutto esprime serenità e profonda religiosità, in ogni accezione del termine &gt;&gt;</p>
<p><strong>Massimo Pica Ciamarra, visita al Goleto, 26 giugno 2009</strong></p>
<p><strong>- &#8211; - &#8211; - </strong></p>
<p><span style="font-family:Arial;font-size:medium;"><span style="font-family:Arial;font-size:14pt;"> </span></span></p>
<p>traduzioni </p>
<p>inglese _ Maria Matilde Cassano</p>
<p>tedesco _ Maria Elena Belli</p>
<p>francese _ Lina Cassano</p>
<p>foto _ Lucilla Nitto &#8211; Angelo Verderosa</p>
<p>disegni _ studio Verderosa &#8211; Accanto srl</p>
<p><span style="font-family:Arial;font-size:medium;"><span style="font-family:Arial;font-size:14pt;"> </span></span></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>terremoto 20 anni dopo / Mutamenti</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Nov 2000 11:19:40 +0000</pubDate>
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terremoto 20 anni dopo / Mutamenti
in &#8220;ECONOMIA 2000&#8243;, 25.11.2000 





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<div>terremoto 20 anni dopo / Mutamenti</div>
<div>in <strong><span style="font-size:130%;"><font size="4">&#8220;ECONOMIA 2000&#8243;, 25.11.2000 </font><br />
</span></strong></div>
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<p></a></p>
<p><a href="http://verderosa.files.wordpress.com/2008/01/2000-terremoto-20-anni-dopo3.jpg" title="2000-terremoto-20-anni-dopo3.jpg"></a></p>
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		<title>CHIESA di S.BERNARDINO a Lioni</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 1996 10:11:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ricostruzione della Chiesa di S. Bernardino da Siena in Lioni
a cura di Angelo Verderosa
clicca sulla foto per scaricare lo stralcio della pubblicazione ( pdf 1 mb )



maggio 1996
UNA RICOSTRUZIONE MODELLO 
Come architetto mi occupo da tempo, prevalentemente, di opere pubbliche, finanziate cioè con fondi dello stato italiano, spesso, destinati alla ricostruzione del patrimonio storico-architettonico distrutto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verderosa.wordpress.com&blog=2467674&post=264&subd=verderosa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"><strong><font color="#000080"></font><font>Ricostruzione della </font><font>Chiesa di S. Bernardino da Siena </font><font>in Lioni</font></strong></p>
<p align="center"><strong><font color="#000080">a cura di Angelo Verderosa</font></strong></p>
<p align="center"><font color="#800000">clicca sulla foto per scaricare lo stralcio della pubblicazione ( pdf 1 mb )</font></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://verderosa.files.wordpress.com/2008/02/12.thumbnail.jpg" alt="12.jpg" /></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div style="text-align:center;"></div>
<div align="left"><strong>maggio 1996</strong></div>
<div align="left"><strong>UNA RICOSTRUZIONE MODELLO </strong><br />
Come architetto mi occupo da tempo, prevalentemente, di opere pubbliche, finanziate cioè con fondi dello stato italiano, spesso, destinati alla ricostruzione del patrimonio storico-architettonico distrutto dal sisma del 23.11.80; mi sono occupato, quindi, anche di restauro e, o ricostruzione di chiese, assecondando una mia specifica vocazione sorta già <span id="more-264"></span>durante gli anni della mia formazione progettuale.<br />
La mia prima esperienza didattica di composizione, nel 1979, è stata proprio immaginata nel quartiere di S.Bernardino: un nuovo complesso parrocchiale che aveva come modelli Notre Dame du Haut a Ronchamp di Le Corbusier , la chiesa di Riola di Aaalto, le chiese di Larderello, dell&#8217;Autostrada e di Longarone di Giovanni Michelucci.<br />
Dopo gli studi universitari ho avuto modo di proseguire la sperimentazione compositiva nel campo liturgico occupandomi della ricostruzione della nuova cattedrale di Conza della Campania, della chiesa madre di S.Mango e, su concorso di idee, del progetto per un complesso parrocchiale ad Acilia per il Giubileo dell&#8217;anno 2000.<br />
Il progetto di S.Bernardino in Lioni ha fatto seguìto a dette esperienze e rappresenta una sintesi (realizzata) ed una evoluzione ragionata dei miei precedenti studi; per quanto detto e per quanto, di seguito, esporrò, occupa quindi un posto molto importante nel mio cuore e nella mia esperienza professionale.</div>
<p>La media degli anni necessari in Italia, tra ideazione e realizzazione di un opera destinata alla collettività, è di circa 10 anni: la nuova chiesa, da questo punto di vista, rappresenta già un&#8217;unicità; tra la data di concessione edilizia e quella di ultimazione dei lavori è trascorso precisamente un anno! Tutto è accaduto grazie alla determinazione che ha animato i giovani componenti del comitato di ricostruzione, costituito fra gli abitanti del quartiere. Pinuccio Santoro, Ernesto Pallante, Tonino Cervasio e tanti altri, sostenuti da P.Anselmo Finelli e accompagnati da D.Tarcisio Gambalonga, si sono letteralmente trasferiti, durante le fasi di progettazione, presso il mio studio; riunioni progettuali, modelli plastici in legno e cad, e sopralluoghi di cantiere si sono succeduti a ritmo incalzante. Insieme ai collaboratori del gruppo progettuale, in particolare l&#8217;arch. Rocco Lettieri e lo strutturista ing. Michele Iannuzzelli, si è affrontata in anticipo ogni problematica tecnologica ed economica ad evitare tempi di fermo o ritardi di cantiere; si è partiti senza i fondi necessari ma tutti intimamente sapevamo che il cantiere una volta avviato non si sarebbe più fermato.</p>
<p>Il progetto è nato alla ricerca di una forma di pianta geometricamente perfetta, capace di contenere valenze simboliche della cristianità: ho scelto il cerchio che rappresenta l&#8217;unità, l&#8217;assemblea, l&#8217;infinito, Dio. (Wittkower in &#8220;Architectural principles in the age of humanism&#8221; scrive: &#8220;la figura geometrica più perfetta è il cerchio, cui viene perciò conferito un significato speciale. Dio, è il vero centro dell&#8217;Universo, ciò che di più intimo vi è in ogni cosa, ma, nello stesso tempo, è la circonfernza dell&#8217;universo, che travalica ogni cosa incommensurabilmente&#8221;).<br />
Ho cercato poi un dialogo con quanto circondava l&#8217;area della chiesa: c&#8217;era da cominciare a costruire anche un&#8217;idea di luogo, di piazza, in modo da superare l&#8217;attuale funzione di svincolo stradale a cui è soggetta l&#8217;area. Impresa non facile!<br />
Le costruzioni all&#8217;intorno sono già completamente definite; l&#8217;andamento orografico, con una accentuata pendenza, sfavorisce l&#8217;unificazione degli spazi collettivi. Si apriva invece la possibilità di dialogare con la parte del centro storico che prospetta verso S.Bernardino e che va dalla Fontana Vecchia alla piazza di S.Rocco. Nello sky-line urbano sono individuabili il Municipio, la Chiesa Madre con il poderoso, sopravvissuto Campanile, la nuova cupola di S.Rocco. Unico elemento del centro storico, risparmiato dal terribile terremoto e avvistabile da S.Bernardino, era proprio il Campanile della Chiesa Madre: su di esso, è stato orientato l&#8217;asse compositivo dominante la nuova Chiesa. Il campanile di S.Bernardino, costruito in mattoni e portante l&#8217;antica campana, irto come due braccia al cielo unite in preghiera, segna proprio l&#8217;asse congiungente le due chiese.</p>
<p>In alzato i volumi che si sviluppano da ciò che appartiene alla geometria del cerchio sono materializzati dall&#8217;uso della pietra; tutto ciò che invece appartiene alla geometria del quadrato inscritto nel cerchio è trattato con semplice intonaco. Al di sopra dei due semicilindri in pietra emerge la &#8220;torre colombaia&#8221; che con le sue proporzioni e le piccole feritoie si fa memoria degli antichi casolari della campagna irpina oramai distrutti. Qui la valenza simbolica è contenuta nel riferimento mnemonico: è simbolo di pace e di fraternità.<br />
All&#8217;interno sono ancora leggibili le articolazioni dei volumi e dei materiali dovute al dialogo tra cerchio e quadrato. In alto domina la copertura in legno massello di castagno costruita con &#8220;fuso&#8221; centrale che elimina la classica tirantarura di catene orizzontali: è senza dubbio la componente d&#8217;opera che ha richiesto maggiori studi statici e sperimentazioni sui modelli, prima della messa in opera. Questa copertura è &#8220;autoreggente&#8221;: è cioè semplicemente appoggiata sui muri perimetrali e non riceve alcuna forma di collaborazione dall&#8217;incastro perimetrale; le componenti metalliche &#8220;ferrate in opera&#8221; equilibrano gli sforzi tra loro facendo in modo che alle estremità non venga trasmessa alcuna spinta orizzontale.</p>
<p>Le dimensioni di pianta sono molto contenute ma proporzionate alle funzioni che la chiesa di quartiere dovrà assolvere: 83 mq. per l&#8217;aula e il presbiterio, 16 mq. per la sagrestia, 16 mq. per la saletta del comitato; il volume lordo è di circa 1045 mc.<br />
Il preventivo economico iniziale è stato sostanzialmente rispettato:<br />
il valore complessivo dell&#8217;opera eseguita è stimabile in circa 250 milioni.</p>
<p>I lavori sono stati diretti ed eseguiti con entusiasmo unico: a fine giornata di lavoro ognuno era ansioso di vedere ultimato il lavoro del giorno dopo; tutta la mano d&#8217;opera ha potuto partecipare e discutere in ogni momento di scelta tecnologica; il tracciamento, gli scavi, le opere di fondazione, le strutture in cemento armato, la copertura in legno, gli impianti, gli intonaci, le pavimentazioni, gli infissi, gli arredi; ogni particolare èstato preventivamente discusso e partecipato agli esecutori, direttamente in cantiere: visto che il cantiere si portava avanti grazie alla partecipazione di lavoratori occasionali e di commercianti e artigiani che man mano donavano le varie componenti d&#8217;opera, ad ognuno è stata fornita motivazione di quanto ci si accingeva a fare; il cantiere è stato veramente un piccolo laboratorio di &#8220;ricostruzione anche sociale&#8221;. Tranne che nella fase inizale, delle opere in c.a., dove vi è stata la presenza responsabile dell&#8217;impresa Del Priore, non c&#8217;è stata in seguito, la figura dell&#8217; &#8220;impresa&#8221; o del &#8220;direttore di cantiere&#8221;; si sono evitate questioni di attrito dovute a contabilità o varianti a farsi , come solitamente capita!<br />
Ne è scaturito un rapporto di cantiere sereno, unico e particolarmente intenso dal punto di vista umano; docenti, medici, parrucchieri, tipografi, carrozzieri, pensionati, disoccupati, massaie, &#8230;. sono stati loro gli animatori del cantiere e gli esecutori dei disegni progettuali!</p>
<p>La chiesa ricostruita è un nuovo segno spirituale e urbano voluto dagli abitanti del quartiere: a chi la visiterà offrirà un riferimento, una pausa, un momento di silenzio, un&#8217;emozione spaziale.<br />
Il risultato raggiunto, a partire dal 19 maggio 1996, sarà visibile a tutti: ci sono sicuramente delle imperfezioni, dei piccoli discostamenti dal programma originario, qualche materiale non sarà stato posato nel migliore dei modi&#8230;. scusateci e &#8230;. accontentatevi; è quanto abbiamo tutti potuto, in un anno, senza chiedere nemmeno un soldo allo Stato!<br />
Non solo i friulani sanno rimboccarsi le maniche!<br />
ANGELO VERDEROSA<br />
architetto</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
<strong>PREFAZIONE</strong></p>
<p>E&#8217; motivo di viva esultanza per il mio cuore di pastore di questa nostra Arcidiocesi, così disastrata ancora per le conseguenze del terribile sisma del 23 novembre 1980, riaprire al culto la Chiesa di S.Bernardino da Siena in Lioni, riedificata con il generoso contributo di lavoro e di denaro della nobile popolazione lionese, senza nessun intervento di contributo statale, sotto la guida benemerita e gratuita dell&#8217;architetto Angelo Verderosa, progettista e direttore dei lavori dell&#8217;opera, cui va il mio grato pensiero.<br />
A tutti, il mio benedicente ringraziamento ed in particolare al comitato promotore con il presidente Giuseppe Santoro ed il cassiere Ernesto Pallante.<br />
Il mio sincero plauso al venerato Padre Anselmo Finelli Rettore della ricostruita Chiesa e all&#8217;infaticabile Arciprete D.Tarcisio Gambalonga.<br />
Formulo il fervido augurio che la Chiesa di S.Bernardino, vero gioiello d&#8217;arte sacra e di perfezione liturgica, sia un centro di culto e richiami i devoti del santo ad una rinnovata testimonianza di vita cristiana vissuta in intenso impegno di preghiera e di operosa carità.</p>
<p>Con larga benedizione.<br />
<strong>+ MARIO MILANO Arcivescovo<br />
</strong><br />
Lioni, 19 maggio 1996</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong>IL QUARTIERE S.BERNARDINO E IL SUO NUOVO TEMPIO</strong></p>
<p>Quando tanti secoli fa fu innalzata la cappella in onore di S.BERNARDINO, i nostri padri non potevano pensare certamente alla meravigliosa struttura architettonica dei tempi moderni e allo sviluppo della zona anzitempo solo agricola. Il quartiere ha completamente cambiato faccia e vi è stato un progresso veramente straordinario. Sono scomparse, anche in parte per il sisma del 1980, tutte le vecchie case e sorti bei palazzi e belle case genialmente ideate dai nostri tecnici e costruiti da mano d&#8217;opera lionese. Infatti tutti si sono resi abili costruttori. Non poteva mancare un centro come casa comune che incanti chi lo ammira e che l&#8217;acume tecnico di un giovane architetto ha voluto rendere veramente meraviglioso.<br />
Lillino Verderosa, già all&#8217;età di 18 anni, con un progetto scolastico per un complesso parrocchiale, immaginò un qualcosa di nuovo e diverso per S.Bernardino. Da piccolo intenditore d&#8217;arte ammirai quel progetto e pensai che Lillino doveva essere il progettista del tempio che avrebbe dovuto sorgere sul luogo della vecchia cappella. Lillino vi ha lavorato con intelletto e amore. Personalmente non so se ammirare la grandezza del tempio o la fraternità solidale di chi ha saputo coniugare il disinteresse e l&#8217;amore al lavoro per l&#8217;avveramento del sogno di vedere il tempio ultimato in un solo anno. Giacchè si è verificato un gesto mai visto, che ha premiato la atavica fede della nostra Lioni. Alla propria contribuzione si è voluto aggiungere il lavoro spontaneo frutto di amore verso il quartiere e verso il Santo. Non solo, ma il comitato composto di giovani e meno giovani, ha voluto rendersi mendicante per racimolar il necessario per la costruzione. Ditte ed imprese si sono emulate nella generosità donando il materiale necessario all&#8217;uopo. Tetto ed infissi sono doni di valore che saranno ricordati ai posteri quale esempio di generosa carità ed espressione di fede sincera.<br />
Un plauso alle nostre donne di quartiere. Dinanzi a una mobilitazione non vollero essere da meno e con il filato fecero fruttare un bel gruzzolo. Ancora un plauso ai ragazzi che vollero cimentarsi anche loro nel mendicare per S.Bernardino. Un grazie sincero a tutti perchè S.Bernardino sia veramente prodigo di grazie da parte di DIO e perchè il tempio nel suo maestoso splendore serva a farci sentire sempre più cristiani di quella stoffa verace che ringiovanita non invecchi mai più.</p>
<p><strong>P. ANSELMO FINELLI</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong>19 MAGGIO 1995 &#8211; 19 MAGGIO 1996 : UN IMPEGNO, UNA REALTA&#8217;</strong></p>
<p>Un&#8217;antica campana risalente al 1836 e la statua ottocentesca del Santo sono le uniche cose che il sisma del 1980 ci ha lasciato in eredità dell&#8217;antica cappella di San Bernardino, luogo di culto di Lioni a cui la gente, particolarmente quella dell&#8217;omonimo quartiere, era ed è molto affezionata. Sul luogo della crollata chiesetta prese posto, provvisoriamente, una struttura prefabbricata in cui venne trasferita la Parrocchia della Chiesa Madre, anch&#8217;essa distrutta. Ma l&#8217;anno scorso la Chiesa Madre ha avuto come nuova sede la ristrutturata Chiesa dell&#8217;Annunziata, al centro del nostro paese, ed il Santo venne sistemato in un altro prefabbricato della zona. Per chi ha fede, si sa, non conta molto il luogo in cui si prega, ma sicuramente non ha peccato di presunzione chi in cuor suo ha desiderato per il Santo e per tutti noi, legati ai ricordi, una cappella con mura vere e solide.</p>
<p>La voglia di ricostruire la Chiesa nacque, allora, dalla grande volontà di far rivivere una parte del nostro passato ed assicurarne l&#8217;esistenza in futuro, consci del fatto che l&#8217;impegno che stavamo per assumerci richiedeva serietà e collaborazione.<br />
Ma non solo. La riuscita di tale impresa, infatti, oltre ogni buon proposito, necessitava di finanziamenti. Da dove cominciare allora?</p>
<p>Innanzitutto bisognava fare il punto della situazione, ovvero accertarsi se per la ricostruzione della cappella vi era disponibilità di finanziamenti da parte dello Stato o da altri Enti Pubblici. A tal proposito Giuseppe Santoro ed Ernesto Pallante, rispettivamente pro-presidente e cassiere dell&#8217;attuale comitato, ritennero opportuno recarsi all&#8217;ufficio tecnico comunale per accertarsi dell&#8217;esistenza della domanda, relativa alla ricostruzione della chiesa, che si presumeva fosse già stata inoltrata da tempo. Purtroppo, l&#8217;esito dell&#8217;indagine fu negativo. Non esisteva alcuna documentazione relativa al caso e pertanto non si poteva più usufruire dei previsti fondi della legge 219 sulla ricostruzione per decorrenza dei termini.<br />
Delusi, forse, ma non scoraggiati, non si lasciò più correre tempo e tutto il comitato fu in breve portato a conoscenza della situazione. Entusiasmo e grinta , da sole, non bastavano. Occorrevano una concessione edilizia e soprattutto i fondi per la ricostruzione.<br />
Cominciarono incontri e lunghe riunioni per organizzare il da farsi.</p>
<p>Incoraggiati da Padre Anselmo Finelli e aiutati dal Parroco Don Tarcisio Gambalonga, trovammo la disponibiltà dell&#8217;architetto Angelo Verderosa, che aveva già studiato in passato l&#8217;area di S.Bernardino; insomma non ci siamo fatti impressionare da quella che in un primo momento è parsa a qualcuno un&#8217;impresa irrealizzabile e ci siamo subito attivati.<br />
Nel mese di gennaio 1995, in rappresentanza del comitato, i signori Giuseppe Santoro, Ernesto Pallante, Antonio Cervasio e Andrea Pezzella chiesero di essere ricevuti dall&#8217;Amministrazione Comunale per discutere l&#8217;effettuabilità del progetto e l&#8217;iter da seguire. Erano presenti l&#8217;architetto Verderosa e l&#8217;Arciprete Don Tarcisio; il Sindaco Colantuono e l&#8217;allora vice-sindaco Salzarulo confermarono la disponibilità dell&#8217;amministrazione per la concretizzazione del progetto. Lo stesso Salzarulo e l&#8217;assessore Milani s&#8217;impegnarono nell&#8217;espletamento delle pratiche burocratiche, recandosi più volte al CO.RE.CO. di Avellino per sollecitare il rilascio delle varie concessioni necessarie per la realizzazione dell&#8217;opera.</p>
<p>L&#8217;incipit è stato, dunque, l&#8217;impegno solidale di tutti i componenti, accomunati dallo stesso, identico obiettivo. A tale riguardo va detto che già da alcuni anni, e cioè dal Gennaio 1992 , quando appunto si è costituito questo comitato, nell&#8217;annuale festa del 20 Maggio in onore del Santo la puntuale raccolta delle offerte è stata finalizzata non solo a riproporre anno per anno la tradizione ma, soprattutto, per riservare una parte della somma da utilizzare per la ricostruzione della chiesa. La questua, le offerte dei compaesani che risiedono all&#8217;estero, le donazioni dei lionesi, sono state custodite con parsimonia ed amministrate sempre senza sprechi.</p>
<p>RICOSTRUIRE LA CHIESA, questo, dunque, il risoluto impegno preso dal comitato un anno fa. Da quel momento, ognuno si è messo a disposizione: alcuni con le proprie capacità manuali, altri, come le imprese, gli artigiani e i commercianti di Lioni e dei paesi vicini , prestando la loro opera e fornendo i materiali necessari; buona parte della popolazione del nostro paese, sia residenti che all&#8217;estero, hanno offerto un contributo economico.<br />
I lavori sono iniziati con la partecipazione dei componenti il comitato, sia lavorando in cantiere, sia fornendo un sostegno morale, essendo impegnati in altre occupazioni.<br />
Uomini e donne del quartiere di San Bernardino si sono raccolti intorno al cantiere in attività per dare in qualche modo una mano anche alla fine di già dure giornate lavorative e tra tanti altri impegni. Partecipare alla crescita della cappella che prendeva forma come un mosaico, ha significato tempo, forza e denaro; quando un anno fa, il 19 Maggio 1995, fu posta la prima pietra con la solenne cerimonia e la benedizione dell&#8217;Arcivescovo Mons.Mario Milano tale fu l&#8217;emozione che niente ci sembrò tanto impossibile da farci scoraggiare. E così è stato.</p>
<p>Tra i dubbi dei più scettici e le promesse dei più audaci, con l&#8217;incitamento di Padre Anselmo e di Don Tarcisio e con gli aiuti della gente che ci ha creduto, migliaia di mattoni e di pietre si sono trasformati in solide mura: in una vera Chiesa cementata dall&#8217;amore e dall&#8217;impegno che tutti hanno costantemente profuso.<br />
E&#8217; una scommessa vinta, dunque, la nostra. Sicuramente contro nessuno, o forse proprio con noi stessi. Non solo abbiamo voluto ridare a Lioni e a questo nostro quartiere uno dei suoi più antichi luoghi di culto ma abbiamo fatto in modo che ciò avvenisse il prima possibile.</p>
<p>Per tutti noi il compimento di un simile progetto rappresenta la realizzazione di un sogno. Un anno di lavoro e di grande soddisfazione, perchè, dal 19 Maggio 1996, la vecchia campana, posta sul bel campanile della nuova Chiesa di San Bernardino, potrà finalmente di nuovo suonare, grazie alla generosità e alla solidarietà di quanti, certi della riuscita del progetto, hanno riposto fiducia in tutti noi .</p>
<p><strong>Il COMITATO PROMOTORE  (documento a cura di Teresa e Laura Santoro)</strong></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
<strong>ELENCO dei COMPONENTI il COMITATO PROMOTORE</strong><br />
per la RICOSTRUZIONE della CHIESA di S.BERNARDINO da SIENA</p>
<p>Santoro Giuseppe PRESIDENTE<br />
Matteo Angelo V.PRESIDENTE<br />
Pallante Ernesto CASSIERE<br />
Cervasio Antonio SEGRETARIO</p>
<p>Ambrosino Bernardino<br />
Bosco Alessandro<br />
Bosco Michele<br />
Capobianco Pasquale<br />
Ciotta Nicola<br />
Colantuono Antonio<br />
Cozza Pasquale<br />
Della Sala Ubaldo<br />
Di Conza Giovanni<br />
Di Lalla Mauro<br />
Di Paolo Guido<br />
Finelli Alfonso<br />
Finelli Nino<br />
Finelli Pasquale di R.<br />
Finelli Pasquale di A.<br />
Finelli Renato<br />
Finelli Rocco<br />
Garofalo Tommaso<br />
Giorgio Felice<br />
La Pegna Pietro<br />
Lardieri Rocco<br />
Mancuso Angelo<br />
Manfredonia Basilio<br />
Napolillo Antonio<br />
Napolillo Emilio<br />
Napolillo Gaetano<br />
Oliviero Enrico<br />
Pepe Rocco di Angelo<br />
Pepe Rocco di Antonio<br />
Pepe Salvatore<br />
Perna Gaetano<br />
Perrone Gaetano<br />
Pezzella Andrea<br />
Pizza Michele<br />
Porciello Antonio<br />
Riccelli Pietro<br />
Sagliocca Antonio<br />
Dott. Santoro Domenico<br />
Santoro Giuseppe di Teodoro<br />
Santoro Nicola<br />
Santoro Rocco<br />
Voglino Alfredo<br />
Zarra Felice<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>Questo volume è stato impresso nella<br />
POLIGRAFICA IRPINA &#8211; LIONI -<br />
in 1000 esemplari<br />
nel mese di Maggio 1996<br />
per ordine e conto del Comitato S.Bernardino -Lioni-</p>
<p>Illustrazioni fotografiche:<br />
archivio Verderosa: copertina, pag.<br />
Ernesto Pallante : pag.<br />
archivio Comitato: fotografie e documenti storici</p>
<div>archivio Comitato:  fotografie e documenti storici</div>
<div style="text-align:center;"></div>
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