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	<title>verderosa's studio &#187; restauro</title>
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		<title>l&#8217;Abbazia del Goleto è progetto del mese sul &#8216;Giornale dell&#8217;Architettura&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 18:55:18 +0000</pubDate>
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Il Giornale dell’Architettura / Allemandi Editore  Anno 8  n.77  Ottobre 2009 _ _ _ Il progetto del mese / Restauro dell’Abbazia del Goleto in Irpinia
Un luogo di spiritualità ritrovato, nel cuore dell’Irpinia ferito dal terremoto del 1980 _ _ _ di  Diego Lama 
L’abbazia del Goleto si trova in Alta Irpinia, alle sorgenti dell’Ofanto, in un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=verderosa.wordpress.com&blog=2467674&post=738&subd=verderosa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><a href="http://verderosa.files.wordpress.com/2009/10/copertina-gda-ott-09.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-741" title="copertina Gd'A ott.09" src="http://verderosa.files.wordpress.com/2009/10/copertina-gda-ott-09.jpg?w=450&#038;h=226" alt="copertina Gd'A ott.09" width="450" height="226" /></a></strong></p>
<p><strong>Il Giornale dell’Architettura</strong> / Allemandi Editore  Anno 8  n.77  Ottobre 2009 _ _ _ <span style="color:#800000;"><strong>Il progetto del mese</strong> </span>/ <strong><span style="color:#800000;">Restauro dell’Abbazia del Goleto in Irpinia</span></strong></p>
<p><strong>Un luogo di spiritualità ritrovato, nel cuore dell’Irpinia ferito dal terremoto del 1980 _ _ _ </strong>di  <strong><span style="color:#800000;">Diego Lama</span></strong> </p>
<p>L’abbazia del Goleto si trova in Alta Irpinia, alle sorgenti dell’Ofanto, in un territorio da sempre attraversato da transumanze, pellegrinaggi, scambi commerciali tra il Tirreno e l’Adriatico, tra l’antica Picentia, avamposto degli Etruschi, e il santuario longobardo dell’Arcangelo Michele nel golfo di Manfredonia. La zona del Goleto però è anche una «terra inquieta»: dal 1694 al 1980 sono stati più di sette i terremoti distruttivi che hanno lacerato la regione. Uno dei più devastanti fu proprio l’ultimo, quello del 23 novembre, al quale seguì la ricostruzione. Ricostruzione che &#8211; in alcuni casi, forse per la fretta, forse per la voglia di speculare, per la cattiva gestione, per il desiderio di sperimentare degli architetti &#8211; si trasformò in un nuovo atto di devastazione. In quegli anni sembrò che amministratori, politici, architetti provassero vergogna nei confronti delle macerie crollate in strada e perciò, invece di ridare loro dignità, si preferì far piazza pulita, cancellare: ricostruire. Fortuna volle che gli abitanti, inseguendo il miraggio della villetta autonoma, abbandonarono i centri storici, preservandoli intatti fino a oggi.</p>
<p><span id="more-738"></span>L’abbazia del Goleto rientra a pieno titolo in questo gruppo di luoghi ritrovati, da restituire alla loro antica dignità. La sua storia è ricca. Potremmo farla risalire al 1132, quando il giovane eremita Guglielmo da Vercelli (poi santo patrono dell’Irpinia), per ultimare la visita dei luoghi sacri del tempo, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e a Roma, diretto in Terra Santa, fu costretto a passare dall’Irpinia, dove si fermò. Dal Goleto non riuscì più a ripartire. Qui, nella sua «terra santa» fondò, sui resti di un monumento funerario di un nobile romano, un importante monastero, tra i primi a essere concepito come doppio, sia femminile che maschile. Il convento femminile &#8211; che accoglieva ragazze provenienti dalle famiglie più illustri del Regno di Napoli &#8211; fu più prestigioso di quello maschile. Sotto la guida di celebri badesse come Febronia, Agnese e Scolastica la comunità si arricchì di terreni e opere d’arte. Il culmine dello splendore artistico del Goleto si ebbe con la costruzione della cappella di San Luca &#8211; dove fu collocato l’avambraccio dell’evangelista &#8211; gioiello architettonico medievale al quale lavorarono le maestranze di Federico II di Svevia. Nel corso dei secoli molti furono i terremoti e le distruzioni, e molte le ricostruzioni. Abbandonata nel 1807, trafugati portali e pietre, crollati i tetti e le mura, l’abbazia del Goleto fu riscoperta nel 1973 da padre Lucio De Marino che per primo si batté per il recupero materiale e spirituale del Goleto. Dopo il terremoto del 1980 intervenne la facoltà di Architettura di Firenze che consolidò la cappella di San Luca. I lavori continuarono con incarico affidato a Carmine Gambardella, il quale ricostruì l’ex convento maschile, lo scalone di accesso alla chiesa del Vaccaro e buona parte dei casali. Dal 1990 i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas abitano nuovamente il monastero dopo secoli di silenzio.<em> </em></p>
<p>Il Progetto integrato abbazia del Goleto è partito nel 2004, co-finanziato dal Por Campania 2000-2006. L’Accordo di programma tra Soprintendenza, Comune e Arcidiocesi, con la progettazione e la direzione lavori di Angelo Verderosa, ha mirato a realizzare il completamento-ricostruzione del primo livello del monastero (abitato dai monaci) e a rendere funzionale l’abbazia, recuperando inoltre l’invaso spaziale di accesso e realizzando un punto ristoro. Il monastero oggi ospita 20 posti letto e potrebbe diventare il nucleo di un sistema turistico &#8211; anche religioso &#8211; dell’Alta Irpinia.</p>
<p>Verderosa &#8211; che porta avanti da tempo un lavoro paziente in un territorio difficile, per valorizzare il contesto in cui vive &#8211; ci racconta che ha lavorato senza un progetto definito in partenza: «<em>Molte cose sono nate in cantiere dialogando quotidianamente con le maestranze. Gli unici criteri adottati sono stati la sobrietà delle forme, l’utilizzo di materiali locali e la volontà di sfruttare al massimo le potenzialità strutturali, economizzando sui trasporti</em>». I materiali edili sono quelli della tradizione: pietra irpina lavorata da artigiani di Fontanarosa e Bisaccia e legno di castagno dei boschi di Montella. Le macerie lasciate dai precedenti terremoti sono state tritovagliate e trasformate in una bella malta che è stata poi utilizzata, e messa in evidenza, nelle murature e nei pavimenti in cocciopesto. «In cantiere non è arrivato mai un camion di sabbia dall’esterno», ci racconta il progettista mostrandoci la malta nella quale si scorgono frammenti millenari di antiche pietre e coppi -diversamente inutilizzabili- salvati dalla discarica. Con un positivo risvolto anche sul fronte dei costi: appena 800 euro/mq per tutti gli interventi.</p>
<p>Sul posto si ha la sensazione che il restauro dell’abbazia del Goleto abbia dato vita a un cantiere complesso e intenso, quasi mistico. Nel Goleto non è stato semplicemente attivato un gesto costruttivo, un fatto edilizio: è stato innescato un processo rigenerativo di un luogo, di una collettività, di un paesaggio.</p>
<p>Sono tante le immagini che Verderosa ci descrive. Una delle più belle è quella relativa alla costruzione di ogni copertura (strutture reversibili e smontabili, come le pavimentazioni flottanti degli spazi adibiti a funzioni espositive e museali): a fine lavoro, concluso ciascun tetto, sono stati organizzati in cantiere altrettanti banchetti dove operai, frati, tecnici, compaesani hanno fatto festa, così come avveniva un tempo, non solo in Irpinia. <strong> </strong></p>
<p><strong>Il Giornale dell&#8217;Architettura on_line </strong><a href="http://www.ilgiornaledellarchitettura.com/special/special.asp?id=5">http://www.ilgiornaledellarchitettura.com/special/special.asp?id=5</a></p>
<p>L&#8217;Abbazia del Goleto in verderosa wordpress <a href="http://verderosa.wordpress.com/?s=goleto">http://verderosa.wordpress.com/?s=goleto</a></p>
<p>Le foto su Flikr  <a href="http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/">http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/</a></p>
<p>Completamento, restauro e adeguamento dell’Abbazia del Goleto a Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino).<strong> Numeri e nomi del progetto.</strong></p>
<p><strong>Progettazione e direzione lavori: </strong>Angelo Verderosa</p>
<p><strong>Gruppo di lavoro: </strong>consulente strutture e consolidamenti, Giacomo Tempesta con Michele Giammarino, Giacomo Mauriello, Antonio Sullo; impianti, Fabio Gramaglia; contabilità, Pasquale Lodise; geologia, Rocco Rafaniello, rilievi, Diego Guarino con Amabile Iannaccone; comunicazione, Angelo Cataldo; sicurezza, Tobia Raffone; piazzale d’ingresso e punto ristoro: Giovanni Maggino e Franco Archidiacono con Accanto srl</p>
<p><strong>Committenti: </strong>Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi (ente attuatore), mons. Salvatore Nunnari (arcivescovo), Comune di Sant’Angelo dei Lombardi (ente beneficiario finale), Antonio Petito (sindaco)</p>
<p><strong>Responsabile del procedimento: </strong>Luigi D’Angelis, U.t.d. arcidiocesi Sant’Angelo dei Lombardi; <strong>Ente finanziatore: </strong>Por Campania 2000-2006, Asse II &#8211; Misura 2.1, azione A, Progetto integrato Valle Ofanto &#8211; Itinerario culturale &#8211; Provincia di Avellino; <strong>Soprintendenze: </strong>Bappsae di Salerno e Avellino (Francesco Prosperetti, Vito De Nicola); Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento (Giuliana Tocco, Gabriella Colucci Pescatore)</p>
<p><strong>Localizzazione: </strong>Contrada San Guglielmo, località Goleto in Sant’Angelo dei Lombardi (Av)</p>
<p><strong>Cronologia: </strong>progetto esecutivo 2004, realizzazione 2005-2008</p>
<p><strong>Dati dimensionali: </strong>area d’intervento mq. 10.350; superfici nette recuperate, mq. 944; superfici nette riadeguate, mq. 1.280; <strong>Importo complessivo: </strong>2.283.528 euro di cui 1.782.405 euro per lavori; <strong>Costi parametrici: </strong>per superfici nette consolidate e restaurate 800 euro/mq; <strong> </strong></p>
<p><strong>Foto: </strong>Lucilla Nitto, Angelo Verderosa; <strong>Web</strong>: <a href="http://www.goleto.it/">www.goleto.it</a>, <a href="http://www.verderosa.it/">www.verderosa.it</a>.</p>
<p><strong>Imprese. </strong>Consorzio Cooperative Produzione e Lavoro (Forlì); restauri e opere edili: Cocerest, San Nicola La Strada (Ce); impianti: Cems, Nola (Na); restauri artistici: Hera, Moiano (Bn); direttore di cantiere, Paolo Sticchi.</p>
<p><strong>Materiali e aziende. </strong>Strutture in legno, coperture e lattonerie: Sistema Tetto srl, Chiusano di San Domenico (Av); infissi e lavorazioni in ferro: Sergio Di Dio, Montella (Av); opere a verde: Stefano Abruzzese, Grottaminarda (Av).</p>
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		<title>ABBAZIA del GOLETO</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 10:17:16 +0000</pubDate>
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I testi che seguono, tradotti anche in inglese, tedesco e francese, accompagnati da foto e disegni, sono riportati sui pannelli informativi e didattici esposti nel porticato dell&#8217;ex-convento femminile dell&#8217;Abbazia.
selezione foto http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/
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1.    Il LUOGO _ inquadramento geografico ambientale
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><span style="color:#ff0000;"><a href="http://verderosa.files.wordpress.com/2009/07/scala-dallalto-ok.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-711" title="scala dall'alto ok" src="http://verderosa.files.wordpress.com/2009/07/scala-dallalto-ok.jpg?w=300&#038;h=225" alt="scala dall'alto ok" width="300" height="225" /></a>ABBAZIA del GOLETO &#8211; Completamento dei restauri 2003-2008 , a cura di Angelo Verderosa </span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">I testi che seguono, tradotti anche in inglese, tedesco e francese, accompagnati da foto e disegni, sono riportati sui pannelli informativi e didattici esposti nel porticato dell&#8217;ex-convento femminile dell&#8217;Abbazia.</span></strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">selezione foto <a href="http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/">http://www.flickr.com/photos/verderosa/collections/72157603297299860/</a></span></strong></p>
<p><strong>-</strong></p>
<p><strong>1.    Il LUOGO _ </strong><strong>inquadramento geografico ambientale</strong></p>
<p> Già dal Paleolitico l&#8217;area del Goleto è stata interessata dalla presenza dell&#8217;uomo, poiché la sua collocazione geografica, varco della catena appenninica dei monti Picentini, ne ha fatto una tappa obbligata per il passaggio più breve tra i due mari, il Tirreno e l&#8217;Adriatico.  </p>
<p><span id="more-707"></span>Il Goleto è alle sorgenti dell’Ofanto, luogo di ristoro, ricco di acque, perennemente attraversato da transumanze, pellegrinaggi  e scambi commerciali tra l&#8217;antica Picentia, avamposto meridionale degli Etruschi (golfo di Salerno, Paestum) e il Santuario dell’Arcangelo Michele, santuario nazionale dei Longobardi (golfo di Manfredonia, Gargano).</p>
<p> <strong>2.   La STORIA _ </strong><strong>dal mausoleo di Marcus Paccius Marcellus alla torre Febronia</strong></p>
<p>L&#8217;insediamento di tribù sannitiche intorno alle valli dei Fiumi Ofanto, Sele e Calore, contribuì a definire l&#8217;identità del territorio altirpino che prese il nome dalla tribù eponima degli HIRPINI, traendo l&#8217;etimo dal sannita hirpus “lupo”.</p>
<p>La località Goleto, nell&#8217;attuale territorio di Sant&#8217;Angelo dei Lombardi, ha coinciso fino a tutto il primo millennio d.C. con i resti del monumento sepolcrale che vi costruì MARCUS PACCIUS MARCELLUS della tribù Galeria, centurione della Legio Scitica.  </p>
<p>Nel 1152 la Badessa Febronia riutilizzò i resti del mausoleo sopraelevando una torre difensiva, “<em>uno dei rari esempi di opere fortificate annesse a complessi religiosi”. </em></p>
<p>Il maestoso profilo della Torre è pienamente godibile dalla campagna a monte dell’Abbazia.</p>
<p><strong>3.   La PRESENZA RELIGIOSA _ </strong><strong>da S. Guglielmo a P. Lucio, ai Piccoli Fratelli</strong></p>
<p>Agli inizi del XII secolo, il giovane eremita GUGLIELMO, originario di Vercelli, diretto in Terra Santa, dopo i pellegrinaggi a Santiago di Compostela e Roma, si fermò in Irpinia, fondando prima Montevergine e poi il Goleto; quest’ultimo con ‘doppio monastero’, femminile e maschile; utilizzando il materiale di spoglio dell&#8217;insediamento di Marcus Paccius Marcellus. Guglielmo non raggiunse la Terra Santa, morì in Irpinia, al Goleto il 24 giugno 1142. Pio XII, nel 1942, lo proclamò patrono principale dell&#8217;Irpinia.</p>
<p>Soppressa nel 1807 l’Abbazia del Goleto fu riaperta nel 1973 da P.Lucio Maria De Marino; monaco verginiano, teneramente devoto della Vergine Maria, riportò con fede e tenacia l&#8217;attenzione sull’esigenza del recupero materiale e spirituale del Goleto.</p>
<p>Nel 1990 arrivarono al Goleto i Piccoli Fratelli della Comunità Jesus Caritas, ispirata a Charles De Foucauld.</p>
<p><strong>4.   L’EPOCA delle MONACHE, 1135-1515 _ </strong><strong>il culmine dello splendore artistico</strong></p>
<p>Ruggiero di Monticchio donò a Guglielmo da Vercelli il vasto feudo del Goleto per avviare la costruzione di un monastero doppio: da un lato il convento femminile delle monache, molte delle quali provenivano dalle famiglie più illustri del Regno di Napoli,</p>
<p>dall&#8217;altro il convento maschile per i monaci dediti ad officiare la chiesa, assistere le religiose nel cammino spirituale, rappresentarle nelle controversie giudiziarie. </p>
<p>Sotto la guida di celebri abbadesse &#8211; Febronia, Marina I e II, Agnese e Scolastica –</p>
<p>la comunità crebbe e diventò famosa per la santità delle monache e il monastero si arricchì di terreni e di opere d&#8217;arte.</p>
<p>Il periodo d&#8217;oro abbraccia circa due secoli, poi dal 1348, anno della peste nera, la lenta inesorabile decadenza. Papa Giulio II, il 24 gennaio 1506, ne decretò la soppressione che, di fatto, avvenne con la morte dell&#8217;ultima abbadessa nel 1515.</p>
<p>Il culmine dello splendore artistico del Goleto fu raggiunto sotto il governo delle badesse Marina II e Scolastica con la costruzione della Cappella di San Luca, a cui lavorarono le maestranze di Federico II e nella quale fu collocata una reliquia insigne dell’evangelista.</p>
<p> </p>
<p><strong>5.   L’EPOCA dei MONACI, 1515-1807 _ </strong><strong>terremoti e ricostruzioni del 1694 e 1732</strong></p>
<p>Con la fine della comunità femminile goletana, il monastero fu unito a quello di Montevergine, che provvide ad assicurare la presenza di alcuni monaci. Iniziò così una lenta ripresa, che ebbe un impulso determinante sotto il pontificato di papa Sisto V.  Il periodo migliore fu tra la metà del Seicento e la metà del Settecento; dopo i  terremoti distruttivi del 1694 e del 1732 vi fu il  restauro completo del monastero e la costruzione della chiesa grande, opera di Domenico Antonio Vaccaro.</p>
<p>Nel 1807 il sovrano di Napoli, Giuseppe Bonaparte, soppresse l&#8217;Abbazia. Il corpo di San Guglielmo fu traslato a Montevergine e le suppellettili del Goleto furono divise, mettendole all’asta, tra i paesi vicini.</p>
<p><strong>6.   La CAPPELLA di SAN LUCA _ </strong><strong>uno dei monumenti più preziosi dell’Italia Meridionale</strong></p>
<p>Si raggiunge dallo scalone in pietra che ha come corrimano un lungo serpente con un pomo in bocca. Sul magnifico portale d’ingresso alcune incisioni ricordano che la chiesa fu fatta costruire dalle badesse per accogliere le spoglie di San Luca evangelista. È il gioiello dell&#8217;Abbazia.</p>
<p>Forme artistiche diverse, che riportano influenze gotiche, pugliesi, cistercensi, federiciane, irpino-sannitiche, danno vita ad una sobria e luminosa architettura facendo della Cappella di San Luca uno dei monumenti più preziosi dell&#8217;Italia Meridionale.</p>
<p>Emile BERTAUX (1879-1917), autore della monumentale “L&#8217;art dans l&#8217;Italie mèridionale” (Parigi 1904), fu il primo a stabilire un rapporto di continuità tra il federiciano CASTEL del MONTE (iniziato nel 1240) e la Chiesa Superiore o Cappella di San Luca, ultimata nel 1255,dell’Abbazia del Goleto; e tra questa e l&#8217;Hotel Dieu di REIMS in Francia, sottolineando la valenza artistica europea del complesso monastico del Goleto.   </p>
<p><strong>7.   La CHIESA del VACCARO _ </strong><strong>opera di Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745)</strong></p>
<p>In seguito al terremoto distruttivo del 1732 fu incaricato il grande architetto napoletano Domenico Antonio Vaccaro (Napoli 1678-1745), che la edificò tra il 1735 e il 1745.</p>
<p>Oggi si presenta a cielo aperto, con le murature perimetrali restaurate (consolidamento 1990, restauro degli stucchi vaccariani 2007),  priva delle coperture e degli archi di imposta della cupola (quest&#8217;ultimi presenti fino al terremoto del 1980). La pianta è a croce greca, allungata verso l&#8217;altare, sormontata -in origine- da una cupola centrale.</p>
<p>Ai lati della grande chiesa, negli ambienti originariamente destinati a sacrestia, cappella del Santissimo Sacramento e cucine, sono state riproposte coperture e pavimentazioni (lavori 2005-2008) per attrezzare sale e percorsi museali.</p>
<p><strong>8.   FINO al TERREMOTO del 1980 _ </strong><strong>due secoli di abbandono, fino all’arrivo di P.Lucio</strong></p>
<p>Dal 1807 al 1973 il monastero restò abbandonato. Furono trafugati portali e pietre;  tetti e mura crollarono, i rovi diventarono padroni incontrastati insieme ad animali di ogni tipo. Solo i ‘casali’ continuarono a vivere ospitando famiglie contadine e stalle per animali. Nel 1973 arrivò al Goleto P.Lucio M. De Marino, monaco verginiano.</p>
<p>L’Abbazia del Goleto ha condiviso le difficili sorti di tanti piccoli centri abitati in una terra appenninica e ballerina. Danni notevoli al complesso abbaziale sono testimoniati a seguito dei terremoti distruttivi dell’8 settembre 1694 e del 29 novembre 1732; e poi del 29 gennaio 1733 ( terremoto di Calabritto) e del 12 giugno 1794 (con epicentro Ariano); e poi ancora del 9 aprile 1853 e del 25 gennaio 1893 ( che colpì particolarmente la Lucania).</p>
<p>Fino al terribile terremoto del 23 novembre 1980 che, nonostante l’immane tragedia, ha avuto il merito di riportare l’attenzione su un bene monumentale di primaria importanza, dando vita ad un lungo processo di recupero e di valorizzazione, in buona parte concluso quasi 30 anni dopo.</p>
<p><strong>9.   I  RESTAURI fino al 1992 _ </strong><strong>dai primi lavori del 1975 ai primi restauri post terremoto</strong></p>
<p>Dopo la soppressione dell’Abbazia nel 1807 iniziò un periodo di spoglio dei beni e di abbandono. Nel 1832 si provò a riaprire il monastero. Nel 1903 l’Arcivescovo Tomasi fece ricostruire alcune stanze per l’alloggio del cappellano, distrutte poi da un incendio nel 1918.  Negli anni settanta, con l’arrivo di P. Lucio furono interessati molti enti pubblici, il Ministero della P.I., la Cassa per il Mezzogiorno, il Provveditorato alle OO.PP., la Soprintendenza ai Monu­menti della Campania, gli ufffici regionali. Nel 1975, sventato un progetto per attrezzature sportive,  si avviò un primo lotto di lavori, ben documentati nei manoscritti e nelle foto di P.Lucio (ricostruzione della foresteria adiacente alla cappella di S. Luca, ricostruzione del piano terra del convento femminile, copertura in cemento armato della cappella di S.Luca).</p>
<p>Dopo il terremoto del 1980, per il consolidamento statico della cappella di S.Luca,  intervenne la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze col preside, Prof. Salvatore Di Pasquale.</p>
<p>Successivamente, fino al 1992 ca., i lavori furono portati avanti dalla Soprintendenza di Avellino e Salerno con incarico affidato dal dirigente Arch. Mario De Cunzo all’Arch. Carmine Gambardella (ricostruzione dell’ex convento maschile, sistemazione dello scalone di accesso &#8211; pavimentazioni e ruderi della Chiesa del Vaccaro, sistemazione  a terrazzo del secondo livello dell’ex convento femminile, ricostruzione parziale dei Casali, pavimentazioni varie in pietrame, sistemazione a giardino del chiostro femminile, sistemazione del viale di accesso).</p>
<p><strong> </strong><strong>10.   I RESTAURI recenti _ </strong><strong>il completamento dei restauri e il premio IntraLuoghi</strong></p>
<p>Il Progetto Integrato ABBAZIA del GOLETO è stato realizzato dal 2005 al 2008 co-finanziato dal POR Campania 2000-2006.  Sui millenari luoghi dell’ex cittadella monastica, l’accordo di programma tra Soprintendenza, Comune e Arcidiocesi –attraverso la progettazione e la direzione dei lavori dell’Arch. Angelo Verderosa-, ha mirato a connettere azioni sia di tipo pubblico che privato, con l’obiettivo di riqualificare e attrezzare per una fruizione multi-culturale luoghi che versavano in stato di abbandono.  Completamento, restauro e adeguamento funzionale dell&#8217;Abbazia, recupero dell’invaso spaziale antistante, wine bar: tematiche e scale progettuali diverse: restauro, arredo urbano, architettura d’interni, comunicazione integrata; nuovi segni di Architettura interpretano un luogo di stratificazione millenaria e ancora oggi in perenne trasformazione.</p>
<p>Il progetto di completamento ha ricevuto, nel dicembre 2007, il Premio nazionale di architettura  INTRALUOGHI.   <a href="http://www.verderosa.it/">www.verderosa.it</a></p>
<p> </p>
<p><strong>11.   I RESTAURI recenti _ </strong>PUNTI RIQUALIFICATI</p>
<p><strong>Torre Febronia _ </strong>già mausoleo di Marcus Paccius Marcellus poi ristrutturata dalla badessa Febronia nel 1152 quale ultimo rifugio per scampare ai barbari longobardi… si accedeva con una passerella o scala rimovibile per potersi difendere… si è realizzato una scala-passerella in zincato, leggera, aerea, al di fuori delle Mura di cinta in modo da poter godere della campagna.</p>
<p><strong>Museo _ </strong>ai lati della grande chiesa settecentesca del Vaccaro gli spazi che erano destinati a sacrestia e cappella del Santissimo, grazie alla testimonianza dei fori lasciati dalle vecchie travi di copertura, sono stati ricoperti con una struttura in lamellare e acciaio, all’occorrenza reversibile; nuovi spazi vengono riabitati dopo 200 anni con l’intento di farne un luogo di eventi, di cultura, di silenzio.</p>
<p><strong>Casale _ </strong>la stalla dell’abbazia nascondeva sotto le croste di intonaco una scala in pietra del tipo a profferlo ed un arco ribassato, entrambi di fattura secentesca; la scala in pietra è stata protetta con un nastro in lamiera di acciaio naturale, lasciato a vista; i reperti ritrovati durante scavi e spicconature sono stati esposti al lato della scala.</p>
<p><strong>Piazzale _ </strong>memoria dei bianchi assolati spazi rurali dove si svolgevano le fiere del bestiame; la ghiaia calcarea si è rimaterializzata con i cubetti lapidei di Bisaccia, lastre e basoli di Fontanarosa, ciottoli dell’Ofanto; tigli –amati e introdotti in Irpinia dai Longobardi- sul margine sud, a valle; canale in pietra e giochi d’acqua che recuperano per caduta naturale le sorgenti dell’Abbazia ritrovate a monte.</p>
<p><strong>Wine bar _ </strong>un gruppo di ragazzi della contrada si unisce per trasformare un fienile abbandonato e cadente in un wine-bar; amano i mattoni a vista e il cocciopesto per pavimento; dal timpano del fienile, seduti ai tavoli, si vede il timpano del Convento dell’Abbazia.</p>
<p><strong>Comunicazione _ </strong>  San Guglielmo arrivò al Goleto nel 1133, vi è stato sepolto, ha dato il nome alla contrada ed è protettore dell’Irpinia; si festeggia il 25 giugno e la sua statua lignea viene portata a spalla, in processione, per l’intera contrada; il suo profilo è divenuto “logo” del programma di comunicazione integrato  /orientamento/arredo/stampa/web_           </p>
<p><strong>Materiali _ </strong>pietra irpina lavorata dagli artigiani di Fontanarosa e di Bisaccia, legno massello di castagno proveniente dai boschi di Montella, pietre e ciottoli e cocci recuperati dalle macerie, reimpiegati e/o macinati per farne malte e pavimentazioni di cocciopesto</p>
<p>            <strong>Materiali e opere sintesi tra storia, ambiente e cultura locale; con l’obiettivo di restituire valore all’architettura, senza essere prigionieri della memoria, innestando il nuovo sul vecchio come si fa con le viti di aglianico, per vivere e comunicare luoghi imperituri, capaci di produrre identità</strong>.</p>
<p>- &#8211; -</p>
<p><em><strong>Angelo Verderosa</strong> porta da tempo avanti un lavoro paziente in un territorio difficile, volto alla valorizzazione e alla promozione del contesto altirpino in cui abita.  Nel 2005 ha pubblicato “Il recupero dell’architettura e del paesaggio in Irpinia &#8211; Manuale delle tecniche di intervento”, De Angelis Editore, Avellino 2005.</em></p>
<p><em>&lt;&lt;… Si intrecciano in questa esperienza la questione ambientale e quella paesaggistica, la questione ecologica e quella energetica, la questione sismica e quella delle tecniche coerenti con i luoghi e la cultura di ogni area, l’attenzione al costruito ed agli spazi “non costruiti” che ne sono l’essenza.  Su ciascuno di questi temi le riflessioni condotte sono testimonianza di pratica, legami tra teoria e prassi, e nello stesso tempo stimoli ad approfondimenti (dalla Prefazione di Massimo Pica Ciamarra).</em></p>
<p><em>- &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - &#8211; - </em></p>
<h1><span style="color:#ff0000;">TESTIMONIANZE</span></h1>
<p>… &lt;&lt; il Goleto è un luogo di “accoglienza del profondo”; … le pietre parlano se le sai ascoltare per poi “restaurare” il mistero che vi è racchiuso dentro, come in un’urna;</p>
<p>… bisogna restaurare primariamente il Silenzio che c’è dentro le rovine, le ferite architettoniche: questo il punto chiave per un giudizio sulla qualità dell’opera in corso; restaurare con amore l’immateriale, il <strong>mistero</strong>, la cui radice greca è appunto “<strong>silenzio</strong>”.</p>
<p>Non posso scassinare la parola di Dio ma posso mettermi umilmente in un percorso di ascolto. … Più che apparire forse bisogna “Esserci”; essere ogni giorno umilmente sul cantiere, discutere di piccole cose che fanno le grandi cose, un modo di Essere &#8230; &gt;&gt;</p>
<p><strong>Fratel Wilfrid Krieger della Comunità Jesus Caritas in un’intervista di Eduardo Alamaro su PresS/Tletter n°17_2007</strong></p>
<p><em>- &#8211; - &#8211; - &#8211; </em></p>
<p> &lt;&lt; Grazie ai recenti interventi l’Abbazia del Goleto testimonia meravigliose stratificazioni, la capacità del contemporaneo di innestarsi sull’antico e dell’antico di trarre alimento dal contemporaneo. I colti intrecci di geometrie, materiali ed esperte tecnologie; l’uso della luce naturale prima che di quella artificiale; la sapienza delle trame di finitura; la capacità di sviluppare un racconto non solo di natura fisica o spaziale: tutto conduce all’autentica sorpresa offerta da un insieme complesso, un incredibile gioco di memorie, contaminazioni, ripensamenti ed azioni schiettamente contemporanee, immerso in un paesaggio straordinario. Nello stesso tempo il tutto esprime serenità e profonda religiosità, in ogni accezione del termine &gt;&gt;</p>
<p><strong>Massimo Pica Ciamarra, visita al Goleto, 26 giugno 2009</strong></p>
<p><strong>- &#8211; - &#8211; - </strong></p>
<p><span style="font-family:Arial;font-size:medium;"><span style="font-family:Arial;font-size:14pt;"> </span></span></p>
<p>traduzioni </p>
<p>inglese _ Maria Matilde Cassano</p>
<p>tedesco _ Maria Elena Belli</p>
<p>francese _ Lina Cassano</p>
<p>foto _ Lucilla Nitto &#8211; Angelo Verderosa</p>
<p>disegni _ studio Verderosa &#8211; Accanto srl</p>
<p><span style="font-family:Arial;font-size:medium;"><span style="font-family:Arial;font-size:14pt;"> </span></span></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>il Goleto su Fb</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 17:16:45 +0000</pubDate>
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l&#8217;Abbazia del Goleto, nelle &#8216;note&#8217; di Angelo Verderosa, su Fb
traduzioni di Lina e Maria Matilde Cassano, foto Lucilla Nitto
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<p>l&#8217;Abbazia del Goleto, nelle &#8216;note&#8217; di Angelo Verderosa, su Fb<br />
traduzioni di Lina e Maria Matilde Cassano, foto Lucilla Nitto</p>
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